Presidenziali 2017

Présidentielle 2017, edizione straordinaria: si vota per il secondo turno delle primarie

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Mi perdonerete, nell’ultima newsletter vi avevo dato appuntamento a venerdì, ma intendevo sabato, come settimana scorsa. Mi sono distratto, non è che vi ho dato buca, ma mi dispiace e le scuse sono dovute.

Veniamo a noi, domani si vota per il secondo turno delle primarie: si affrontano Alain Juppé, sindaco di Bordeaux e François Fillon, ex primo ministro durante la presidenza Sarkozy. Fillon, che è arrivato largamente in testa al primo turno (44% contro 28% dello sfidante), è di colpo diventato il favorito. Vediamo perché.

 

1-Com’è andata l’ultima settimana di campagna elettorale

Giovedì c’è stato il quarto e ultimo dibattito, di cui trovate un riassunto sul sito dell’Obs a questo link. Il dibattito, trasmesso dalle due principali televisioni francesi, ha avuto un’audience altissima: in 4,5 milioni hanno seguito la trasmissione su France 2, in 3,9 su TF1, per un totale di più di 8 milioni di telespettatori. Una cifra altissima che testimonia il grande interesse dei francesi per le primarie del centrodestra, come dimostra anche questo sondaggio dell’istituto Opinion Way.

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Il dibattito è stato equilibrato e si è svolto in un clima un po’ teso ma in fin dei conti cordiale, anche perché i due candidati sanno che da domenica sera l’obiettivo sarà fare campagna insieme per vincere le presidenziali. Se avete tempo e volete approfondire le proposte dei due candidati, il Figaro ha pubblicato un’infografica interattiva per comparare i due programmi, ve la consiglio.

A-La strategia di Alain Juppé e i suoi problemi

Come sapete, la strategia di Alain Juppé era abbastanza inedita per un’elezione primaria, quando il campo da convincere è più ristretto di quello delle elezioni normali. Il sindaco di Bordeaux ha scelto di fare campagna al centro, cercando di porsi come uomo politico in grado di riunire attorno a sé tutti i delusi dalla presidenza Hollande (e Sarkozy), per vincere al secondo turno contro il Front National. Ha quindi invitato a più riprese gli elettori di sinistra a votare per lui, e a partecipare al suo progetto. Se la strategia ha inizialmente funzionato, ad un certo punto qualcosa si è rotto:  Juppé ha palesemente sbagliato pubblico e gli elettori di destra, vero cuore delle primarie della destra (che strano!), l’hanno sanzionato.

Conseguenza della posizione moderata è stato il messaggio non troppo netto di cui si è fatto portatore Juppé: sostenere a più riprese “cambierò, ma non in maniera troppo brutale” ha sì tranquillizzato una parte di elettorato generale, ma non ha entusiasmato la maggioranza dei suoi. In questo momento l’elettore di destra sente necessario cambiare veramente rotta e dunque, anche se riconosce che una serie di proposte di Fillon sono probabilmente irrealizzabili, ne apprezza la nettezza e perché no, la brutalità. So che chi legge da un po’ può trovare questo ragionamento ormai ripetitivo ma, lo scontro con i sindacati, la riduzione del peso del pubblico impiego, l’innalzamento dell’età pensionabile, l’abbassamento delle tasse sul lavoro, è musica per le orecchie della destra. La strada per Alain Juppé, preparato ad un ballottaggio contro Sarkozy, era dunque stretta: per non inimicarsi gli elettori del campo avversario ha provato a attaccare il programma di Fillon nel merito, spiegando che è molto complicato da realizzare e che per l’economia francese potrebbe avere un effetto recessivo.  Il problema è che questo è un tipo di lavoro che necessita di tempo per entrare nella testa degli elettori e nei loro dibattiti quotidiani: in una settimana potrebbe essere complicato riuscire nell’impresa e questo testimonia quanto essere stato sfavorito nei sondaggi e quindi lontano dai riflettori, sia stato un vantaggio reale per François Fillon.

B-Il dibattito di giovedì e le differenze ideologiche tra i due

I due candidati sono arrivati al dibattito di giovedì in maniera molto diversa, e la dinamica ha in parte favorito François Fillon. Come ha scritto Guillaume Tabard sul Figaro:

“Seppur da favorito, Fillon ha seguito lo stesso solco dei precedenti dibattiti. E al contrario, da sfidante, Alain Juppé è stato costretto a cercare continuamente il contatto. Risultato: il primo ministro del 2007 [Fillon ndr] poteva essenzialmente rivolgersi ai francesi, mentre quello del 1995 [Juppé ndr] doveva prioritariamente rivolgersi all’avversario. Questo disequilibrio si è fatto sentire, perché, prevalentemente, è attorno al progetto di Fillon che il dibattito si è articolato.”

E infatti sul plateau di France 2 si è discusso principalmente dei vari temi emersi durante l’ultima settimana di campagna elettorale, segnata da una serie di polemiche rispetto al programma, appunto, di François Fillon.I due candidati hanno avuto modo di approfondire i loro progetti, facendo comprendere anche le varie differenze. Ho selezionato quattro punti importanti che secondo me mettono in luce le visioni contrastanti e lo scontro tra due personalità tutto sommato simili: miti e poco propense alla battuta o a discorsi fuori luogo. Anche dal punto di vista delle idee non abbiamo assistito ad un grande scontro: non solo stiamo parlando di un’elezione interna allo stesso partito, ma le differenze ideologiche nei partiti di centrodestra sono meno importanti rispetto a quelle che possiamo osservare nel centrosinistra.

Lunedì mattina il sindaco di Bordeaux ha attaccato Fillon a causa delle sue posizioni ambigue in materia di aborto: dopo aver infatti detto anni fa che l’aborto è un diritto fondamentale della donna, Fillon ha fatto marcia indietro in questa campagna elettorale, spiegando di essere contrario a titolo personale. La differenza di posizioni è venuta fuori anche durante il dibattito, e ha dato modo all’ex primo ministro di rispondere alle critiche in maniera piuttosto efficace.

 

 

D’altronde già il 27 ottobre, durante il programma L’Émission politique di France 2, Fillon aveva chiarito la sua posizione sul tema: “nessuno, e certamente non io, cambierà le cose in materia di aborto. Non devo spiegare le mie convinzioni religiose, sono capace di fare una differenza tra queste convinzioni e l’interesse generale. E considero che non sia di interesse generale riaprire questo dibattito”.  Rispetto poi al tema del voto cattolico e del sostegno dei movimenti Manif Pour Tous, tra cui il radicale Sens Commun,  Juppé ha compiuto un timido attacco, ma non ha insistito più di tanto. Il motivo è che su questi temi anche lui non brilla per apertura: due dei suoi sostenitori più importanti, Hervé Mariton e Valérie Pécresse,  hanno partecipato alle manifestazioni contro i matrimoni omosessuali, e Jean-Pierre Raffarin ha addirittura tenuto qualche discorso durante la mobilitazione. Libération ha scelto una copertina divertente sull’argomento.

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Un altro punto su cui i due hanno dibattuto in maniera dura è stato l’intervento di Vladimir Putin, che ha dichiarato apertamente la sua simpatia per Fillon con cui ha, tra l’altro,un buon rapporto personale. Alcuni giornali italiani hanno utilizzato frasi come “François Fillon, l’amico di Putin” nelle varie analisi: capisco la necessità di fare un titolo che catturi l’attenzione, ma le cose sono un po’ più complesse, e non mancheremo di approfondirle. In ogni modo, durante il dibattito Juppé ha provato ad attaccare Fillon, che quindi ha avuto la possibilità di chiarire la sua posizione. Anche qui abbiamo potuto apprezzare la differenza di visione dei due candidati.

 

 

 

 

 

La terza differenza approfondita durante il dibattito riguarda il modo di intendere l’identità francese: mentre Juppé ha spiegato di riconoscere nel pluralismo di culture la forza dell’identità del suo paese, Fillon si è invece mostrato più assimilazionista e esplicitamente contrario al multiculturalismo, rifiutando un modello di integrazione aperto come quello anglosassone. In questo senso si spiega anche la vicinanza tra Fillon e i tradizionali elettori di Nicolas Sarkozy, molto duro da sempre su questi temi: queste persone hanno trovato un uomo con posizioni molto nette in materia, senza però portare mai avanti polemiche inutili come aveva fatto l’ex presidente.

 

 

 

 

Infine, i due hanno dibattuto su quale modello di welfare hanno in mente: se, come detto prima, hanno programmi simili in termini di riduzione della spesa pubblica, la differenza sta nelle modalità e nella profondità degli interventi. Alain Juppé è più timido, cosciente delle difficoltà di applicare un programma fortemente liberale in Francia; François Fillon è invece molto più radicale, come abbiamo più volte ripetuto. La differenza di visione la notate nella scelta delle parole in questo spezzone: Fillon vuole “ricostruire”il modello sociale francese che “imbarca acqua da tutte le parti” mentre Juppé intende “consolidarlo”.

 

 

2-Cosa dicono i sondaggi?

I sondaggi sulle intenzioni di voto danno François Fillon favorito al punto tale che sembra impossibile possa perdere. 61-39 è un divario di più di 20 punti, molto difficile da recuperare. Devo però ricordarvi l’estrema volatilità del voto che abbiamo analizzato lunedì: se di nuovo 1/3 dei partecipanti alle primarie deciderà negli ultimi giorni, e se si verificherà la stessa dinamica che vedete di seguito a parti invertite, allora potremmo assistere ad una nuova sorpresa.

È ancora una volta interessante guardare le preferenze degli elettori attraverso il loro posizionamento ideologico: Juppé è molto basso tra gli elettori repubblicani, è una dinamica che chi ha seguito questa newsletter dall’inizio conosce molto bene, e si è rivelata uno dei punti deboli della sua campagna elettorale. Con una percentuale così bassa tra gli elettori repubblicani è impossibile vincere le primarie dei repubblicani, a meno che il voto di sinistra non influenzi in maniera consistente la mappa dei votanti di domani (cosa che non è successa al primo turno). Il sondaggio che vedete di seguito è stato realizzato dall’istituto Elabe subito dopo il dibattito

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Il divario tra i due è piuttosto significativo

Con 4,2 milioni di elettori il primo turno è stato un successo. La partecipazione sarà di nuovo così alta? Non necessariamente, secondo alcuni sondaggisti. Jean-Daniel Lévy, direttore del polo Opinion de Harris Interactive, ha spiegato che la partecipazione potrebbe essere leggermente più bassa, perché la volontà di esprimere un voto pro/contro Sarkozy è stata un fattore di mobilitazione molto rilevante. Intervistato dal Figaro ha chiarito che “quando vediamo le motivazioni degli elettori, il voto per far vincere o perdere Nicolas Sarkozy concerne il 65% di chi è andato al seggio”; venuta meno la crociata contro l’ex presidente, un importante fattore di partecipazione potrebbe mancare. Sulla stessa lunghezza d’onda  il direttore generale dell’Ifop, Frédéric Dabi “per molti, il lavoro è compiuto: Nicolas Sarkozy è stato eliminato”.

3-Due notizie veloci, che ci interesseranno nelle prossime settimane

A-Sono uscite moltissime analisi sulle possibili conseguenze di una vittoria di François Fillon, se avete seguito le primarie di sicuro ne avrete lette molte anche sulla stampa italiana. Noi non ne daremo conto oggi: non voglio appesantire troppo questa newsletter e sarà materia di discussione per lunedì, farlo adesso rischia di essere un esercizio di stile.

B-In tutto ciò, Hollande ha preso una decisione? I giornali francesi sembrano essere tutti d’accordo: si candiderà, nonostante tutto. I suoi fedelissimi sostengono che vista la sorpresa di Fillon i sondaggi non contano nulla, e che quindi il presidente sarebbe sottostimato. In più, Hollande è convinto che l’annuncio della sua candidatura, e il fatto che sia presidente uscente, gli conferiscano automaticamente 4/5 punti in più rispetto agli altri. Ora questo è da verificare, ma mettiamo che sia vero: il 15% (Hollande nei sondaggi più generosi è intorno all’11%) non basta per arrivare al secondo turno, e probabilmente nemmeno per arrivare terzo, unico caso in cui la sconfitta potrebbe essere considerata “dignitosa”. Insomma la strada per l’ex presidente è strettissima, ma in più di 5 mesi possono cambiare molte cose. Secondo la maggior parte dei giornali Hollande si candiderà il 15 dicembre, o giù di lì; l’Obs, analizzando i prossimi impegni del presidente, pronostica invece  una candidatura imminente: Hollande si dichiarerà il primo dicembre.

Per oggi è tutto, ci sentiamo, eccezionalmente, lunedì per commentare i risultati!

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Presidenziali 2017

Présidentielle 2017, nona settimana: Fillon vince il primo turno, Sarkozy è eliminato

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Ho di nuovo una comunicazione di servizio: visto il secondo turno che si terrà domenica prossima, ancora una volta le newsletter saranno due, una venerdì, per capire che cosa dobbiamo aspettarci dal ballottaggio e una lunedì, per commentare i risultati. Io dormo di meno ma sono felice, gli iscritti crescono, le domande si moltiplicano e questo mi spinge a migliorare sempre di più.

Dunque: ieri i repubblicani hanno votato al primo turno per scegliere il loro candidato alle presidenziali.

Cosa è successo?

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I due qualificati al secondo turno sono François Fillon e Alain Juppé, e questo, per quanto sia un risultato storico, non era del tutto imprevedibile, alla luce della dinamica che avevamo raccontato nelle ultime settimane. La sorpresa è nelle cifre: François Fillon è arrivato largamente in testa con più di 15 punti di vantaggio su Juppé e ha preso più del doppio dei voti di Nicolas Sarkozy. Il grande recupero fotografato dai sondaggi si è dunque rivelato esatto, seppure nessuno si aspettava uno scarto così netto: la volatilità delle preferenze che avevamo sottolineato venerdì è stata più rilevante di quanto il più audace fillonista avrebbe mai potuto sperare.

Interessante, in questo senso, una prima analisi delle scelte degli elettori. Come potete notare nella tabella qui di seguito, frutto di un sondaggio effettuato domenica da LCP per Public Sénat, un quarto degli elettori ha scelto chi votare negli ultimi giorni della campagna elettorale. A questi va sommato il 6% che ha scelto addirittura chi votare mentre aveva la matita tra le mani. Sono numeri abbastanza impressionanti e spiegano la difficoltà di inquadrare il voto in anticipo.

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L’altra sorpresa è il numero dei votanti: ha votato il 9% degli iscritti alle liste elettorali cioè più di 4 milioni di persone, con punte del 19% come a Parigi. Una partecipazione al di là di ogni previsione che ha costretto l’utilizzo di schede elettorali riservate al ballottaggio nei seggi più affollati. Questa è una bellissima notizia per la destra francese, sia da un punto di vista economico  (votare costava due euro e con questi numeri i repubblicani riusciranno a raccogliere più di 15 milioni di euro), che da un punto di vista di immagine: alle primarie dei socialisti nel 2011 votarono 2,6 milioni di persone, quasi la metà.

Detto questo analizziamo cos’è successo ieri

I meriti di Francois Fillon

Dei meriti di François Fillon avevamo parlato ampiamente venerdì, quando era chiaro che l’ex primo ministro di Nicolas Sarkozy era non solo ampiamente in gara ma addirittura in vantaggio secondo le ultime rilevazioni. Chi ha letto la newsletter di venerdì ha quindi familiarità con l’argomento che resta comunque un punto di partenza per le analisi delle prossime settimane, qualora Fillon vincesse il secondo turno e diventasse uno dei favoriti nella corsa all’Eliseo.

A-Un programma chiaro, ancorato a destra

Molti erano convinti che la posizione centrista di Alain Juppé avrebbe avuto ragione, soprattutto in caso di  grande affluenza e di mobilitazione degli elettori moderati e di centro-sinistra. Vista la grande partecipazione e la contestuale affermazione di Fillon possiamo dire che la posizione ben chiara e ancorata a destra è stata invece vincente contro ogni previsione. Dal punto di vista della sicurezza e dei temi di società Fillon è apparso molto duro, sulla scia di Nicolas Sarkozy (ha pubblicato un libro molto forte sul rapporto con la religione islamica, intitolato Vaincre le totalitarisme islamique) ma più credibile dell’ex presidente, perso in polemiche grottesche come quella sui Galli e sulla doppia razione di patatine fritte nelle mense scolastiche, nel caso un bambino rifiuti di mangiare carne di maiale con contorno di patatine fritte, appunto. Possiamo dire che la pubblicazione del suo libro ha ampliato di molto la sua base ideologica e quindi elettorale che, nelle ultime settimane, vista la sua rimonta nei sondaggi, ha deciso di puntare fortemente sull’ex primo ministro.

Il secondo aspetto importante è la proposta liberale in economia. Ora, la destra francese non è tradizionalmente liberale, piuttosto statalista, ma è evidente che negli ultimi anni abbiamo assistito ad una trasformazione delle idee economiche repubblicane. Le proposte come quella di ridurre di 100 miliardi la spesa pubblica tramite la soppressione di 500.000 dipendenti pubblici e spostare la tassazione dal lavoro al consumo (Fillon vorrebbe aumentare di 2 punti la TVA, l’IVA francese) sono ambiziose, probabilmente irrealizzabili in cinque anni, ma sono esattamente ciò che l’elettore di destra vuol sentirsi dire in questo momento. Se a ciò si aggiunge il curriculum di scontri con i sindacati che ha contraddistinto la carriera politica di Fillon e si capisce come la credibilità dell’ex primo ministro sia elevata. Infine la base elettorale di queste primarie potrebbe avere solo vantaggi da queste riforme: lo zoccolo duro degli elettori repubblicani è in massima parte composto da pensionati e da benestanti. Questo, come vedremo nelle prossime settimane, potrebbe essere però un problema durante le presidenziali,  visto che ormai la destra più popolare è ben rappresentata dal Front National.

François Fillon ha iniziato quasi tutti i comizi così: aveva ragione

B-L’apporto del voto cattolico

Come dicevo venerdì:

“Punto di forza è la grande popolarità nell’elettorato cattolico più disposto a mobilitarsi. Secondo un sondaggio dell’istituto Ifop per il settimanale Pèlerin, tra i cattolici il favorito nelle intenzioni di voto è Alain Juppé, ma Fillon è appoggiato dai movimenti della Manif Pour Tous, la mobilitazione generale contro i matrimoni omosessuali,  che contano migliaia di aderenti e sono stati capaci di organizzare manifestazioni partecipatissime negli scorsi anni. Ora, senza spingersi sino a dire che abrogherà la legge, ormai considerata cosa fatta e parte integrante dell’ordinamento, Fillon dà cittadinanza alle idee più conservatrici di questi movimenti sull’adozione da parte delle coppie omosessuali, e sulla procreazione assistita, essendo contrario ad entrambe. Se, come detto, la partita si gioca tra chi mobilita di più, questi voti possono essere tutt’altro che trascurabili.”

L’elettorato cattolico è andato a votare in massa, e quei voti hanno pesato.

 

C-La capacità di far dimenticare le sue esperienza passate

In ultimo, il paradosso. François Fillon è stato primo ministro di Nicolas Sarkozy, con cui ha avuto moltissimi contrasti. Non ha però spiegato perché, se non condivideva l’azione di governo, è comunque rimasto al suo posto per l’intera legislatura. Gli altri candidati hanno attaccato più volte l’ex presidente, risparmiando invece il capo del governo che non è stato messo in difficoltà sull’argomento se non di rado. Fillon ha inoltre condiviso esperienze di governo in tutti gli esecutivi gollisti dagli anni ’90 ad oggi (eletto per la prima volta in Parlamento nel 1987): appariva dunque difficile che riuscisse ad uscire da questa immagine (e infatti era considerato il suo principale difetto). E invece non solo è riuscito ad affrancarsi dall’eterna figura di braccio destro del leader di turno, ma ha fatto dimenticare ai francesi di aver contribuito a decisioni politiche che, nel bene e nel male, segnano la Francia dei giorni nostri. In questo senso è interessante l’analisi che ha reso Bruno Cautrès, ricercatore al Cevipof, a France Info: “tutto ciò indica chiaramente che, in fondo, la vittoria di domenica sera è di un Nicolas Sarkozy senza i difetti di Nicolas Sarkozy”.

D-Il ritorno alla politica estera gollista

Infine la politica estera. François Fillon si inserisce nella tradizione autonomista della Francia, inaugurata dal generale de Gaulle con la decisione di non entrare a far parte della NATO, di avere un rapporto privilegiato con l’allora Unione Sovietica e di poter contare su un esercito forte in grado di sorreggere le ambizioni nazionali in politica estera. Questa visione, accantonata da Sarkozy prima (con l’adesione alla NATO proprio sotto la sua presidenza) e Hollande poi, tornerà al centro della politica estera francese con François Fillon all’Eliseo. I suoi rapporti con Putin (qui trovate un’analisi di Slate.fr sull’argomento) e la volontà di eliminare le sanzioni commerciali dirette contro la Russia hanno di sicuro fatto presa sull’elettore di centro destra.

 

2-I demeriti dei suoi avversari

A-Alain Juppé

Come detto, la strategia elettorale di Alain Juppé, cui l’ex sindaco di Bordeaux è rimasto fedele per tutta la campagna, era posizionarsi al centro durante le primarie, alleandosi con François Bayrou (leader del partito centrista Modem, sempre intorno al 10% al primo turno delle presidenziali) e poi spostarsi a destra una volta conquistata la candidatura. Visti i risultati, fallita. È vero che sono stati in molti gli elettori di centro e di sinistra a votare per lui, ma nell’ambito di un elettorato il cui baricentro è, evidentemente, molto spostato a destra, ciò non ha pagato. O meglio, ha pagato perché è grazie ai centristi che Juppé è riuscito a qualificarsi al secondo turno, ma il loro sostegno non gli ha permesso di arrivare primo con un margine di vantaggio sufficiente ad arrivare tranquillo al ballottaggio.

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In più, la sua posizione è apparsa poco audace: i richiami all’identità felice e un programma economico tutto sommato in linea con le aspettative non hanno giovato alla sua immagine, in un contesto dove l’elettore repubblicano voleva invece delle proposte molto dure sia in economia che in materia sociale e di identità. Come può recuperare lo svantaggio? La strada è strettissima per una questione numerica: se Nathalie Kosciusko-Morizet e Jean François Copé hanno entrambi dichiarato che voteranno per lui al ballottaggio, Nicolas Sarkozy appoggerà François Fillon. Sarkozy ha preso quasi un milione di voti, ne bastano la metà e la partita è tendenzialmente chiusa. Ma la rimonta è molto difficile anche perché Juppé ha un solo modo di attaccare Fillon: battere forte sul programma che non conoscono in molti (ed è molto radicale) e sul bilancio fallimentare degli anni di governo del vincitore del primo turno. Ecco, come detto prima, molti francesi probabilmente sanno che la maggior parte delle proposte di Fillon sono irrealizzabili ma sono comunque convinti che ci sia bisogno di una cura shock. Criticare duramente il programma fillonista rischia di mettere Juppé contro il proprio campo, senza essere sicuro di poter contare (e questa è un’incognita rilevante) su una mobilitazione forte degli elettori di centro sinistra.


Chi non è tradizionalmente elettore di destra è infatti andato a votare per due principali motivi: la sensazione che ormai a sinistra i giochi siano chiusi e che quindi i socialisti non riusciranno ad arrivare al secondo turno, e l’incubo di ritrovarsi a scegliere tra Sarkozy e Marine Le Pen al secondo turno. Visto che questo scenario non esiste più, l’elettore di sinistra ha in qualche modo fatto il suo dovere: tornerà a votare domenica prossima?

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B-Nicolas Sarkozy

Sarkozy fuori dal ballottaggio è sicuramente un evento storico. Avevamo detto che la probabilità di un esito del genere esisteva, vedere però l’uomo che ha dominato la politica in Francia negli ultimi vent’anni rifiutato dal suo stesso campo fa impressione. La destra francese volta dunque pagina rispetto ad una figura chiave della sua trasformazione e della sua ultima prova di governo. L’ex presidente è andato male un po’ ovunque; nel suo bastione, il dipartimento Hauts-de-Seine, è arrivato terzo con il 15%, mentre Fillon ha chiuso sopra il 45%, il triplo. Anche nel sud-est, zone tradizionalmente sarkozyste, il risultato è deludente. Sarkozy non ha conquistato nemmeno un dipartimento, e questo è il principale motivo del suo implicito ritiro dalla vita politica.

Va detto, a onor del vero, che Sarkozy ha fatto il suo dovere. La strategia dell’ex sindaco di Neuilly-sur-Seine si basava su un elettorato di 2,5 milioni di persone. In un caso del genere, viste le preferenze raccolte, sarebbe di sicuro passato al secondo turno, perché i voti dei fedelissimi sono arrivati tutti, compresa una parte di elettori che ormai si dichiara simpatizzante del Front National. D’altronde la tattica era questa: mobilitare la sua fan-zone nella speranza che l’affluenza fosse nella norma. Tattica teoricamente vincente dunque, ma strategia sbagliata. Nicolas Sarkozy non è mai riuscito a trarre vantaggio dall’essere già stato presidente della repubblica, e  al contrario ha attirato su di sé le critiche di tutti i candidati minori che avevano governato con lui. Compreso François Fillon che in ottobre, sollecitato dalle domande sui guai giudiziari dell’ex inquilino dell’Eliseo, fu lapidario: “immaginate de Gaulle rinviato a giudizio?”.

Le polemiche sull’identità francese che abbiamo sottolineato prima hanno contribuito a distruggere la sua immagine presidenziale e le vaghe proposte in tema di economia hanno fatto sì che Sarkozy fosse divisivo e non potesse rappresentare un candidato capace di raccogliere intorno a sé le varie anime del suo partito.

In ultimo, la sorpresa nelle retrovie: Nathalie Kosciusko-Morizet è arrivata quarta, riuscendo a battere di poco il suo concorrente Bruno Le Maire che è invece stato protagonista di un crollo. Le Maire ha scontato senz’altro l’effetto voto utile, chi non era già schierato per Sarkozy o Juppé ha visto in Fillon un candidato competitivo e ha deciso di votarlo.

Per oggi è tutto, a venerdì!

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