Presidenziali 2017

Présidentielle 2017, decima settimana: Fillon ha vinto le primarie

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François Fillon ha vinto le primarie, battendo Alain Juppé con il 66,5% dei voti validi. Un risultato netto difficile da prevedere solo due settimane fa, quando eravamo tutti convinti che le primarie sarebbero state molto competitive.

1-Partiamo dai numeri

La prima notizia è il numero dei partecipanti: sono andate a votare ben 100.000 persone in più rispetto al primo turno, smentendo le previsioni che avevamo riportato sabato, secondo cui l’eliminazione di Sarkozy avrebbe scoraggiato gli elettori di sinistra ad andare a votare. L’affluenza in crescita è stata in verità simile a quella delle primarie del partito socialista nel 2011 dove ai 2,6 milioni del primo turno risposero i 2,8 del secondo turno. Questa tendenza è forse in parte spiegabile con il disastro attuale dei socialisti: in molti, probabilmente consapevoli di non aver nulla da aspettarsi a sinistra, hanno quantomeno provato a dar voce ad una propria sensibilità all’interno della destra (votando in gran parte, come abbiamo già analizzato, per Alain Juppé). Queste persone sanno che un ballottaggio Le Pen Fillon è molto probabile, e quindi hanno provato a pesare seppur in minima parte.

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La mappa è del Figaro

La seconda notizia è lo scarto impressionante tra i due: come vedete dalla mappa Juppé è arrivato in testa solo in 3 dipartimenti, facendo addirittura peggio del primo turno in alcune zone del paese. La sconfitta del grande favorito è dunque molto dura e inaspettata. Di seguito potete notare la composizione dei due elettorati (il sondaggio è dell’istituto Harris, lo trovate qui completo), ossia il motivo per cui Alain Juppé ha perso.

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Ora viene la parte più complessa: analizzare gli scenari futuri. Chi ha letto questa newsletter finora sa che amo ragionare con dati certi, ma è  in ogni caso utile provare a capire quali sono le sfide che si troverà di fronte François Fillon ora che la prima parte della sua corsa è archiviata.

2-Cosa comporta la candidatura di Fillon a destra

“Il n’y a pas de victoire électorale sans victoire idéologique”

La prima sfida di Fillon è di ordine personale. Ha vinto con una percentuale altissima, ma dovrà confermare in questi mesi di avere la struttura del leader e la capacità di essere Capo dello Stato: essere stato per tutta la vita un gregario (di Philippe Séguin, di Jacques Chirac e di Nicolas Sarkozy) tanto meritarsi il soprannome di “Mr Nobody” è un’immagine che deve riuscire a lasciare da parte. La netta imposizione di ieri sera può dare un grande contributo, ma le prime critiche da questo punto di vista sono puntualmente arrivate: Sébastien Chenu, uomo molto vicino a Marine Le Pen, ha detto che “Fillon sarà confrontato alla durezza di una campagna presidenziale” lasciando intendere che l’ex primo ministro non sia abituato ad una competizione del genere.

Fillon dovrà ricucire una serie di ferite fisiologiche emerse durante la campagna elettorale. In questo senso la foto insieme ad Alain Juppé subito dopo la proclamazione del risultato è un primo passo; adesso si tratta di fare i conti con una parte dell’elettorato che non lo ha seguito ed ha sostenuto fino alla fine la proposta più moderata del sindaco di Bordeaux. Allo stesso tempo, accanto all’opera di unificazione del suo campo, dovrà essere abile a non rinunciare a ciò che ha sostenuto ed incarnato in questa campagna (per chi arriva ora, ne avevamo parlato  qui e qui). Anche perché la percentuale altissima con cui è stato designato, rende il suo programma e le sue proposte ancora più valide, almeno tra gli elettori più vicini al suo partito. Per François Fillon è fondamentale preservare l’alleanza con il centro, pilastro di tutte le coalizioni di centro-destra che hanno governato la Francia. Se Jean-Cristophe Lagarde, sostenitore di Alain Juppé e presidente del partito centrista UDI ha detto a Europe 1 stamattina che proporrà “una discussione all’interno del partito per elaborare un progetto legislativo comune”,  François Bayrou, leader del movimento centrista Modem, che si era apertamente dichiarato per Alain Juppé,  ha sollevato più di un dubbio sul programma di Fillon, facendo temere una sua candidatura autonoma.

Ma la sfida più grande e cruciale è quella del recupero dell’elettorato popolare. 4,5 milioni di elettori alle elezioni primarie sono moltissimi, è vero, ma rappresentano un campione non rappresentativo dei 36 milioni di francesi che in genere votano alle presidenziali. Il cuore degli elettori delle primarie, come chi segue da un po’ questa newsletter sa bene, è piuttosto anziano, politicizzato, benestante e urbano: la parte dei francesi più toccata dalla crisi e dalla globalizzazione non ha partecipato in massa ad un esercizio che giudica inutile e lontano dalle sue necessità. La famosa Francia periferica che vota in massa per il Front National e che Fillon ha cercato di blandire nel suo ultimo discorso a Porte de Versailles sarà la chiave della prossima elezione. È questa Francia dimenticata che Fillon deve convincere, dopo essere riuscito a rappresentare la Francia tradizionale delle campagne e delle aree rurali, i piccoli artigiani e gli agricoltori.

In ultimo, la posizione ideologica. Il programma di Fillon, come sapete, è molto liberale, qualcuno in Italia lo ha anche definito “lacrime e sangue” (espressione orribile che non inserirò mai più). Di certo è ambizioso: Fillon propone, tra le altre cose,  una riduzione di 500.000 dipendenti pubblici da attuarsi con il passaggio dalle 35 alle 39 ore lavorative a settimana, un’innalzamento dell’IVA di due punti per finanziare un grande sgravio fiscale alle imprese, una nuova riforma delle pensioni, la definitiva introduzione dei licenziamenti per motivi economici nel quadro di riorganizzazioni aziendali. Tutto ciò all’interno di una riduzione di spesa pubblica di almeno 100 miliardi di euro. Un piano in continuità con la frase che pronunciò nel 2007, appena nominato primo ministro, nel corso di una visita in un’azienda vinicola a Calvi, in Corsica: “sono alla testa di uno stato praticamente fallito”.

Questo modello deve riuscire a convivere con le spinte conservatrici di un paese scosso dai cambiamenti dell’economia mondiale; se le classi elevate e tradizionalmente fedeli alla destra hanno mostrato di gradire l’insieme di posizioni fortemente liberali e allo stesso tempo molto conservatrici in tema di società, lo stesso non può essere detto per la classe media e soprattutto per l’elettorato più popolare. Il discorso contro il “totalitarismo islamista” può di certo pesare anche nella decisione delle classi più povere, ma senza un grande lavoro di spiegazione queste proposte economiche potranno essere facilmente attaccate dalla sinistra radicale e dal Front National. Che infatti si sta già dando da fare, come potete notare.

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Sì, Robin des Bois vuol dire Robin Hood in francese

3-Il peggior avversario possibile per Marine Le Pen?

Il Front National di certo non si aspettava la vittoria di François Fillon, fino a poche settimane fa terzo nei sondaggi. I frontisti, che non faranno campagna attivamente sino a fine gennaio, come abbiamo già spiegato, erano pronti ad un confronto con Alain Juppé, che sarebbe stato attaccato sulla lunga carriera politica, sull’età (ha 71 anni), sulle sue posizioni aperte in tema di multiculturalismo (ne abbiamo parlato sabato), sulla sua vicinanza incondizionata all’Unione Europea e sulla sua visione di “identità felice” già oggetto di scherno durante la campagna per le primarie.

Anche in caso di vittoria di Nicolas Sarkozy, Marine Le Pen riteneva di avere una partita semplice: la candidata frontista avrebbe potuto contare sul rigetto di gran parte dell’elettorato per il personaggio, sul fallimento del suo quinquennio, e sugli scandali giudiziari che pendono sul capo dell’ex presidente.

Con François Fillon i giochi sono più complicati, come ha ammesso a margine di un evento con i giornalisti la stessa Marion Maréchal Le Pen “Fillon ci consegna un problema strategico, è il candidato più pericoloso per il Front National”. La posizione di Marion Maréchal, che rappresenta l’ala sovranista e cattolica del fronte, è comprensibile: la giovane nipote di Marine lavora da anni per attrarre l’elettorato cattolico più intransigente verso il messaggio frontista: ha partecipato alla Manif Pour Tous, la manifestazione contro i matrimoni gay, ed era in piazza a fianco del movimento poche settimane fa, quando hanno sfilato per le strade di Parigi decine di migliaia di persone. Visto l’entusiasta sostegno fillonista delle frange più politiche del cattolicesimo radicale, questa parte di elettorato rischia di aver ritrovato cittadinanza nella destra tradizionale. (Dei rapporti tra Fillon e l’elettorato cattolico avevamo parlato qui).

Anche se Florian Philippot, vero ideologo del partito, ostenta ottimismo, e ha dichiarato su RTL che “ François Fillon è un ottimo avversario per il Front National” in quanto il suo programma è “un copia-incolla di ciò che vuole la Troika e che non ha funzionato”, la radicalità del progetto di Fillon potrebbe spingere molti elettori di destra radicale a votare per lui. Secondo molti il programma economico del Front National è un misto tra statalismo e protezionismo di matrice novecentesca,  e infatti il candidato repubblicano, oltre ad aver criticato più volte l’estremismo di Marine Le Pen, ha avuto buon gioco nel far notare, durante i suoi comizi, le somiglianze tra il programma dei frontisti e quello della sinistra radicale portato avanti da Jean Luc Mélenchon (di cui avevamo parlato qui). François Fillon potrebbe dunque mettere il Front National davanti alle sue contraddizioni: da un lato statalista e aperto sulle questioni sociali come vuole Florian Philippot, dall’altro conservatore e identitario nell’anima rappresentata da Marion Maréchal Le Pen: i due, tra l’altro, si detestano.

Un ulteriore terreno su cui Fillon farà concorrenza a Marine Le Pen, è in politica estera. Molto sensibile alla questione dei Cristiani d’Oriente (è andato più volte in Siria e in Iraq a portare conforto ai campi profughi dei cristiani) Fillon è, come avete visto settimana scorsa, sostenitore di un cambio di politica rispetto ai rapporti con la Russia. Fillon ritiene che l’ostracismo tenuto finora nei confronti di Putin sia “assurdo” e che sia pericoloso spingere verso l’isolamento una potenza “ubriaca di armi nucleari”. Senza denunciare l’imperialismo americano “Gli Stati Uniti sono un nostro alleato, un paese di cui condividiamo i valori cosa che invece non succede con la Russia”, François Fillon rimette in ogni modo al centro il ruolo autonomo della Francia in politica estera. In ultimo, il candidato dei repubblicani non può essere accusato di essere prono alle richieste di Bruxelles, vista la sua famosa posizione per il “no” alla ratifica del trattato di Maastricht nel 1992.

Esiste però un rischio: in caso di secondo turno Marine Le Pen contro François Fillon alcuni elettori di sinistra potrebbero astenersi, rifiutando di legittimare un presidente non gradito, o addirittura  trovare più radicale il progetto di Fillon, andando a votare per Marine Le Pen. Insomma la grande unione contro il diavolo frontista potrebbe diventare  meno scontata. Su Challanges trovate un’analisi in questo senso: la candidatura di Fillon porterà molti elettori a votare per Marine Le Pen.

4-Il miglior avversario possibile per Emmanuel Macron?

Emmanuel Macron (candidato liberale e indipendente, che avevamo introdotto ormai due mesi fa) ha commentato in diretta su France 2 i risultati, e può ritenersi contento della candidatura di Fillon. Senza Bayrou in campo (e questo è da vedere) al centro si apre uno spazio molto invitante per l’ex ministro dell’economia, che potrebbe dunque approfittarne quantomeno nei sondaggi. Perché dico “quantomeno”? Perché, non avendo un partito solido alle spalle, Macron ha bisogno di una dinamica di opinione che lo renda competitivo, più sale nei sondaggi più è possible che gli indecisi possano essere attratti dal suo messaggio fortemente liberale in economia ma allo stesso tempo innovativo e aperto sulle questioni sociali. Molto del successo di Emmanuel Macron si gioca sulla sua competitività percepita rispetto all’arrivo al secondo turno.

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Il sondaggio è stato pubblicato ieri sera, Macron è terzo e Bayrou è in campo

5-Gli attacchi dall’opinione di sinistra 

Tralasciando le difficoltà dei socialisti, su cui ci concentreremo domenica, è interessante notare come Fillon abbia in qualche modo rivitalizzato l’opinione pubblica di sinistra. Durante l’ultima settimana di campagna elettorale la rivista Mediapart ha pubblicato vari articoli molto critici nei confronti del suo programma, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli in caso di sua vittoria; Matthieu Croissandeau, direttore dell’Obs, ha scritto un editoriale in cui definisce Fillon una “punizione”, e il numero della rivista uscito venerdì è interamente dedicato alla critica del candidato dei repubblicani.

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Pierre Berger, co-proprietario del Monde, ha paragonato Fillon e tutti i movimenti che lo sostengono alla Francia di Vichy; il quotidiano online slate.fr ha scritto, in un editoriale firmato da uno dei suoi fondatori, che Fillon ha lanciato una serie di messaggi “inquietanti” durante questa campagna elettorale. In questo i giornali sono stati aiutati inconsapevolmente da Alain Juppé, che aveva cominciato la settimana scorsa attaccando proprio i punti più conservatori del programma del suo avversario. Insomma, inaspettatamente, la sinistra potrebbe trovare un terreno comune per ragionare su ipotetiche intese, non per le presidenziali (quelle ormai le considerano perse) ma per le legislative. Piccolo riassunto per chi arriva ora: in Francia Parlamento e Presidente sono eletti in due momenti diversi. Chi vince le presidenziali in genere riesce ad avere la maggioranza all’Assemblea Nazionale, ma l’elezione della camera è in ogni caso un passaggio delicato: i parlamentari sono eletti in un sistema di collegi uninominali a doppio turno. Il contesto favorisce dunque meno lo spazio per la lotta dei vari ego (cosa che è indubbiamente la campagna presidenziale vista la quantità di candidati al 10%) e i partiti tendono a trovare accordi più facilmente.

Anche questo è un argomento che approfondiremo le prossime settimane ma è bene tenerlo presente.

Per oggi è tutto, ci sentiamo, tornando alla normalità, domenica prossima!

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Presidenziali 2017

Présidentielle 2017, settima settimana: dibattito equilibrato ma Sarkozy può recuperare

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Di cosa parliamo questa settimana?

1-Naturalmente di com’è andato il dibattito dei Repubblicani, che ha visto una buona performance di tutti i candidati. Ognuno ha dei motivi per uscire contento dal confronto televisivo, che però potrebbe leggermente spostare gli equilibri a favore di Nicolas Sarkozy.

2-Un breve accenno su Marine Le Pen, dalle molte domande che mi arrivano ho capito che è un argomento che interessa parecchio, e me ne occuperò. Se finora non l’ho fatto c’è una ragione. Chi vuole approfondire il personaggio però può leggere un mio lungo ritratto, che trovate cliccando questo link.

3-Ho scritto una lunga spiegazione di cos’è la “Giungla” di Calais (chi segue dall’inizio, sa che l’avevo promesso), che è stata smantellata in queste settimane. L’articolo lo trovate cliccando qui.

1-Chi ha vinto il dibattito?

È difficile da dire, ogni candidato arrivava al confronto con aspettative e obiettivi diversi, e non ci sono stati particolari errori da parte di nessuno. Stando così le cose, probabilmente non è nemmeno tanto utile chiederselo, così come non è utile che io vi racconti per filo e per segno cos’è successo. È interessante dar conto invece degli atteggiamenti dei candidati, specialmente i favoriti, per capire se la partita è ancora aperta o no.

A-Tutti contro Sarkozy

Questa è, se vogliamo, la notizia. Alla vigilia ci si aspettava un duello tra i due favoriti, Alain Juppé e Nicolas Sarkozy. L’ex presidente, in difficoltà nei sondaggi, aveva tutto da guadagnare rispetto ad uno scenario del genere: si pensava Sarkozy ingaggiasse battaglia e Juppé provasse in qualche modo a chiamarsi fuori. Il duello invece non c’è stato, perché gli outsider non l’hanno consentito. Le Maire, Copé e Nathalie Kosciusko-Morizet hanno deciso di giocare la carta “tutti contro Sarkozy”. Sarkozy ha provato a rispondere col solito atteggiamento “paternalista”, dopotutto chi lo attaccava è stato ministro durante la sua presidenza, ma gli altri tre sono stati bravi a confinarlo nel suo ruolo di candidato.

Juppé, posizionato all’estrema sinistra dello schermo, è stato lasciato in pace, e ogni tanto guardava gli scontri (mai esagerati, ma comunque duri) di cui erano protagonisti gli altri con malcelata soddisfazione. Perché dico che è la notizia più rilevante? Perché un atteggiamento del genere è insolito, in genere è il favorito a subire attacchi. E poi perché paradossalmente un copione del genere ha aiutato Sarkozy e forse, ma ci arriviamo, in fin dei conti danneggiato Juppé. Due sono i motivi: il primo è che grazie ai continui attacchi l’ex presidente ha potuto mostrarsi combattivo, rispondendo col sorriso alle critiche di chi ha condiviso con lui un lungo percorso politico. Sarkozy è parso molto a suo agio (nel primo dibattito era decisamente più teso) e spesso ha volto le critiche a suo favore, come potete notare da questo scambio con Bruno Le Maire.

 

 

Il secondo motivo è più politico: essere il bersaglio di tutti gli attacchi aiuta molto l’ex presidente per il primo turno. Come abbiamo detto settimana scorsa, Sarkozy è il candidato più identitario, la sua base è praticamente inossidabile: Sarkozy mobilita. Il suo comitato è il più organizzato e in un’elezione con relativamente pochi partecipanti riuscire a portare le persone a votare è fondamentale. Certo, su una platea di 4 milioni questo vantaggio peserà di meno, ma non è assolutamente certo che l’affluenza sarà così alta. È la prima volta che a destra organizzano le primarie, non c’è un precedente.

Le analisi, mie comprese, sono tarate sul “sentimento” dei francesi, sulla loro opinione. Ma alle primarie della destra votano gli elettori della destra, non tutti i francesi. È vero che nelle ultime settimane Juppé ha aumentato il vantaggio nei sondaggi grazie alla mobilitazione dell’elettorato centrista in funzione anti-Sarkozy, ma è una mobilitazione che avviene tra quelli che rispondono al sondaggio seduti in poltrona. Andranno davvero a votare? La risposta che danno dal quartier generale di Sarkozy è: “meno di quanto vi aspettate”. Hanno ragione? Questo lo sapremo il 20 novembre. Per ora, vista anche la buona performance nel dibattito, possiamo ragionare su alcuni sondaggi pubblicati subito dopo il dibattito dall’istituto Elab.

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Come si vede Juppé è il candidato che riscuote più successo tra i francesi in generale, guardando solo gli elettori di centro-destra si scopre che Sarkozy è in testa. Il problema, e qui sta il paradosso, si porrebbe dopo il primo turno. Un voto fortemente identitario in un quadro di pochi partecipanti favorisce Sarkozy, ma allo stesso tempo lo isola. Se tutti gli altri candidati scelgono di votare Juppé al secondo turno la partita è tendenzialmente chiusa. Bisogna tenere conto del fatto che non si vince mai da soli in un’elezione a due turni.

B-Juppé-Fillon: gli uomini di Stato

Nei commenti a caldo, appena finito il dibattito, diversi giornalisti hanno fatto notare un atteggiamento simile da parte di Alain Juppé e François Fillon: cercare di evitare la polemica con gli altri candidati, parlando dei propri programmi e delle proprie idee. In questo sono stati aiutati dalla dinamica del confronto: non dovendo mai difendersi dagli attacchi, tutti concentrati su Sarkozy, hanno potuto coltivare la loro figura al di sopra delle parti. Juppé ha chiarito di essere candidato contro il Front National e Hollande, non contro Sarkozy, Fillon ha spiegato che il presidente è “il leader di tutti e non della propria parte o dei propri amici”. Come abbiamo visto, Juppé è molto alto nei sondaggi (mediamente conserva 6-7 punti di vantaggio su Sarkozy). L’obiettivo, come nel primo dibattito, era evitare di perdere punti, cosa che non pare essere accaduta. Paradossalmente, essere stato risparmiato da tutti gli attacchi può aver dato l’impressione che il sindaco di Bordeaux sia poco combattivo, oltre che poco temuto dagli altri.

Allo stesso tempo questo ha però contribuito a consolidare la sua immagine da presidente in pectore, che è stata confermata da un piccolo scambio avvenuto appena finito il dibattito. È una cosa piccola, però dà il senso. Usciti dalla Salle Wagram, dove si è tenuto il confronto, i candidati venivano avvicinati dai giornalisti per scambiare due battute. Prima che qualcuno potesse chiedigli qualcosa,  Juppé, a favore di telecamere, è stato fermato da una poliziotta, che gli ha chiesto un incontro per discutere della risoluzione di una serie di problemi legati alla polizia “visto che siamo convinti che lei sarà il prossimo presidente” e Hollande non è capace. Il sindaco di Bordeaux è stato molto disponibile e le ha chiesto il contatto in modo da organizzare l’incontro. Insomma, uno spot gratis a reti unificate.

Un altro momento interessante è stato quando i candidati hanno risposto rispetto alla loro idea sulla funzione presidenziale. Juppé ha detto più volte di voler fare un solo mandato, senza aver l’ansia di essere rieletto e di basare le sue politiche anche su questo. La questione, legittima, che si può porre è: perché ci insiste tanto, visto il rischio di trovarsi una guerra per la sua successione dal giorno dopo le elezioni? In realtà il proposito è abbastanza coerente visto che, come abbiamo visto nella prima puntata, uno dei punti deboli di Juppé è l’età, e lui ne è consapevole. Tra l’altro, secondo il politologo Pascal Perrineau, i francesi si attendono dei mandati corti per dar respiro alla democrazia, la riforma che ha portato il mandato da 7 anni a 5 del presidente fu infatti accolta con favore. Sul terreno del mandato unico Juppé è stato affiancato da Fillon e Sarkozy, convinti della bontà della decisione. In questo il sindaco di Bordeaux è stato capace quindi di dettare l’agenda.

 

 

 

 

Yves Thréard, acuto analista del Figaro, dice la sua

Per quanto riguarda Fillon invece, il secondo dibattito ha confermato la tendenza delle ultime due settimane. Dopo l’ottima performance del suo intervento all’Émission Politique della settimana scorsa, ha continuato a coltivare il suo profilo: competente, moderato, affidabile. Non ha sfondato, e d’altronde non è nella sua natura, ma è parso molto credibile sia in politica estera che sulle questioni della riforma scolastica e della funzione presidenziale.  Altro indicatore, che non conta moltissimo, ma può dare l’idea dell’incisività dell’ex primo ministro: Fillon è stato il nome più citato su twitter pur non essendo il candidato più presente sui social network. Stamattina, intervistato, si è detto molto soddisfatto per il successo che la sua candidatura sta avendo nel paese. È vero che Fillon sta recuperando ma, come abbiamo appena analizzato nel punto A, Sarkozy è parso tutt’altro che in crisi.

C-La polemica su Bayrou

Ho spesso citato François Bayrou nelle puntate precedenti. Sindaco di Pau (una piccola città del sud della Francia) è il leader del movimento centrista Modem, si è candidato al primo turno delle presidenziali più volte, senza mai arrivare al secondo turno ma ottenendo sempre dei risultati comunque importanti. Tradizionalmente alleato della destra gollista, alle presidenziali 2012 è stato protagonista di un piccolo tradimento: ha sostenuto Hollande al secondo turno contro Sarkozy, che infatti lo detesta.
Bayrou è da mesi grande sponsor di Juppé: nel caso in cui il sindaco Bordeaux sarà candidato, non si presenterà al primo turno delle presidenziali.

La cosa ha visibilmente innervosito Sarkozy, che durante il dibattito l’ha duramente attaccato: “non sono contro l’alleanza con il centro con cui abbiamo tra l’altro già governato. Non ho problemi personali con François Bayrou ma mi domando cos’è che abbiamo in comune con lui”. L’atteggiamento era ampiamente previsto, ma ha dato modo di rispondere a Alain Juppé che ha definitivamente spento la polemica “ho fatto una campagna molto attiva per Sarkozy nel 2012, non condividendo la scelta di Bayrou all’epoca” ha detto il sindaco di Bordeaux “ma in tutte le elezioni locali siamo stati ben felici di allearci con Bayrou”.

L’argomento, che può sembrare  di “politique politicienne” ed in effetti lo è, ha comunque tenuto banco per mezz’ora, a dimostrare quanto il leader centrista sia un personaggio rilevante. In più il suo nome è stato protagonista di uno degli scambi più divertenti del dibattito, vista la somiglianza del suo cognome con quello di Baroin, importante sostenitore di Sarkozy (che lo ha sostenuto alle elezioni locali).

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D-Le Maire, Nathalie Kosciusko-Morizet, Jean-François Copé: gli outsider

Ne avevamo avuto le avvisaglie già nel primo dibattito, quando Sarkozy era apparso come uno dei candidati e non come il presidente uscente. Il secondo dibattito ha confermato l’impressione: il timore reverenziale verso l’ex presidente è svanito. Gli ex ministri Bruno Le Maire e Nathalie Kosciusko-Morizet e l’ex presidente del partito Jean-François Copé, come detto prima, lo hanno incalzato a turno, in continuazione.

La più offensiva è stata la deputata, che pur essendo stata la portavoce di Sarkozy durante la campagna elettorale del 2012 e a lungo sua protetta, non ha esitato a metterlo in difficoltà, accusandolo di non aver portato avanti sino in fondo le sue riforme ecologiste.” Sarkozy ha attaccato:”non sono pentito della tua nomina ministeriale, ma non sono sicuro che lo rifarò”. Ma NKM (i francesi adorano le abbreviazioni) ha subito replicato “non ne avrai l’occasione”, probabilmente rivelando, in maniera tutt’altro che ingenua, chi sosterrà al secondo turno. La Morizet ha delle convinzioni forti, le porta avanti con convinzione, parla di cose del futuro più degli altri, è stata molto netta sul Front National, rifiutando categoricamente la possibilità di un voto al partito di Marine Le Pen ai ballottaggi.

 

Bruno Le Maire, dal canto suo, ha provato più volte ad attaccare l’ex presidente, ma senza grande successo. Anzi, ha consentito a Sarkozy di rispondere in maniera brillante ad una sua provocazione, nello scambio che vedete di seguito. Insomma, l’ex ministro dell’agricoltura non è parso spaesato come nel primo dibattito, ma sembra aver perso la possibilità di agganciare Fillon e accreditarsi come “terzo uomo”.

2-Un piccolo accenno sul Front National e Marine Le Pen

È vero, ne abbiamo parlato poco, e almeno sino alla fine delle primarie continueremo a dedicarle poco spazio. Un po’ perché non voglio scrivere delle newsletter troppo lunghe, un po’ perché il silenzio dell’eurodeputata è parte della sua strategia. Lo ripeto ancora una volta per chi arriva solo adesso: il Front National ritiene che i fatti parlino per Marine. Il problema immigrazione, dopo lo sgombero della “giungla”, diventerà reale anche nelle zone più periferiche della Francia come ho spiegato in questo lungo articolo per Gli Stati Generali, e nei villaggi rurali il Front National va fortissimo. L’altro tema su cui spingono i frontisti è che destra e sinistra sono uguali e ormai la sfida è Front National vs Resto del Mondo. Così sembra un po’ una caricatura, e lo è, però se ascoltate Florian Philippot nel video che viene di seguito capite che i frontisti sanno essere abbastanza efficaci su questi argomenti.

 

 

 

Per chi non conosce il francese, Philippot ironizza sul fatto che gli oppositori del Front National organizzano tre primarie, una della destra, un’altra socialista e la terza al primo turno delle presidenziali. Non serve, tanto già sanno che al secondo turno si alleeranno per battere Marine Le Pen.

In settimana si è in ogni modo parlato del fatto che Marine Le Pen deve restituire 339.000 euro al Parlamento Europeo. In breve: secondo il Parlamento i suoi due assistenti, pagati appunto dall’istituzione europea, lavoravano per attività politiche diverse da quelle del Parlamento, cosa illegittima. Naturalmente la leader del Front National ha negato le accuse, ma nessuno nega che la cosa sia un problema per lei. Se volete approfondire ne ha scritto Il Post, in italiano. Se volete sapere se è una notizia che può danneggiarla politicamente, la risposta è non moltissimo: è vero che al momento i frontisti hanno pochi soldi e stanno faticando a trovarne, ma i giornali francesi ne hanno parlato davvero poco. Per saperne di più bisogna dunque aspettare.

Per oggi è tutto, a domenica prossima!

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