Presidenziali 2017

Présidentielle 2017, diciannovesima settimana: Hamon ha vinto le primarie!

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Prima di cominciare un annuncio importante: da ieri sono in Francia e seguirò tutta la campagna elettorale per le presidenziali sul campo. Sono davvero contento di questa possibilità e spero di potervi offrire un servizio ancora più preciso e più “vero” di quanto fatto sinora. Infine, stamattina sono stato ospite di Le Voci del Mattino, su Radio 1. Qui trovate il podcast, io parlo dal minuto 30 in poi.

Veniamo a noi: di cosa parliamo oggi?

1-Come sapete, Hamon ha vinto le primarie del Partito Socialista. Non è una sorpresa, ma è comunque un momento storico per il partito egemone della sinistra francese: per la prima volta sarà un esponente della minoranza a guidare i socialisti alle presidenziali.

2-È stato pubblicato un sondaggio molto interessante, ma da prendere con cautela

3-Mentre la sinistra sceglieva il suo candidato François Fillon ha parlato di fronte a 13.000 persone a Porte de la Villette, a nord di Parigi. Il candidato ha provato a reagire allo scandalo che abbiamo analizzato la settimana scorsa con un discorso molto accorato.

1-Hamon è il candidato socialista all’Eliseo

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Benoît Hamon ha vinto le primarie del partito socialista con il 58% dei voti, una vittoria netta e chiara. Sapevamo che per Valls era quasi impossibile recuperare lo svantaggio, viste le sue difficoltà in campagna elettorale e la dinamica favorevole al suo avversario, sempre crescente nei sondaggi dall’inizio della competizione. A giocare un ruolo decisivo però è stata la capacità di Hamon di presentare un progetto credibile rispetto ai temi più sentiti dagli elettori: ci aiuta questo grafico di Elabe, che mette in evidenza come la situazione economica e il bisogno di protezione sociale fossero in cima alle preoccupazioni degli elettori di sinistra, temi su cui Hamon ha evidentemente presentato un progetto ed una visione credibili e vicini alla sensibilità del suo elettorato.

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Come vedete, uno degli argomenti classici di Manuel Valls, la sicurezza e il terrorismo, è solo terzo, considerato prioritario dal 26% dei votanti. La credibilità internazionale, terreno in genere molto rilevante in un’elezione presidenziale, è l’ultimo tema citato dagli intervistati: solo il 7% degli elettori ha ritenuto le posizioni in materia di relazioni internazionali come una priorità nella scelta del candidato. Questo conferma quanto spiegato nelle settimane precedenti allo scrutinio: in massima parte i socialisti non hanno votato per un potenziale presidente della repubblica, quanto per il candidato che meglio incarnasse i valori di sinistra.

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Come potete notare il 56% ha votato per chi può rappresentare meglio i valori di sinistra, mentre solo il 44% ha votato per chi potrebbe far meglio il presidente della repubblica. Uno score quasi identico alle percentuali reali di voto.

Ieri sera sono stato al comitato di Benoît Hamon per attendere i risultati, e ho quindi parlato con moltissime persone. Su Left ho raccontato la serata, per cui se vi diverte un piccolo reportage lo trovate qui, ma voglio condividere con voi alcune impressioni. Mi ha molto colpito l’età media dei militanti/simpatizzanti, quasi tutti tra i venti e i trent’anni, universitari e molto entusiasti. Un segmento di elettorato composto da, direbbero qui in Francia, Bobo (bourgeois-bohème, l’equivalente del nostro radical chic), e non dalle classi che stanno pagando la crisi economica e le politiche di austerità, classi che il candidato ha più volte detto di voler rappresentare. Questo è forse in parte vero, ma andando a guardare i risultati nei quartieri popolari di Lille si nota come Hamon abbia ricevuto praticamente un plebiscito.

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Alla luce del sondaggio che commentiamo nel punto 2, e con tutte le cautele del caso, la dinamica è interessante perché potrebbe rendere Hamon molto competitivo nei confronti di Jean Luc Mélenchon: quello che è rimasto dell’elettorato popolare (ormai quasi tutto propenso a votare Front National) è per adesso affascinato dal messaggio da tribuno di Mélenchon; un candidato più “simpatico” e conciliante, con una proposta nuova e innovativa (il reddito universale) e spinto da due milioni di elettori che lo hanno legittimato alle primarie come Hamon, potrebbe però essere altrettanto attraente.

Ciò detto, Hamon deve affrontare due sfide, come individua il Monde:

-La prima è riunire intorno alla sua candidatura tutte le anime del partito.  Il compito è molto complesso: per capirci Manuel Valls venerdì aveva dichiarato di non poter difendere il programma di Hamon durante la campagna elettorale in caso di sua vittoria (e non parteciperà all’investitura ufficiale del candidato, domenica, perché in vacanza). Bisogna tener presente che Hamon è uno dei leader dei frondeurs, i ministri che hanno lasciato il governo Valls sbattendo la porta e hanno causato non pochi problemi all’esecutivo in Parlamento. Da un lato quindi Hamon dovrà trattare con alcuni deputati che chiederanno il “diritto di ritiro dalla campagna” nella tradizionale riunione del martedì all’Assemblea Nazionale, dall’altro dovrà far fronte agli eletti (deputati ma non solo) che saranno tentati da Emmanuel Macron, e potrebbero aggregarsi al suo movimento.

-La seconda è prepararsi a difendere il suo programma. Ne avevamo parlato già sabato: la sua proposta è da molti considerata inapplicabile perché costosissima e con serie implicazioni dal punto di vista sociale per la messa in discussione del lavoro come elemento fondante della nostra società. In questo senso sono interessanti le opinioni delle persone che erano ieri al comitato: tutti i militanti cui facevo notare le contraddizioni della proposta, la sua difficile applicabilità e la vaghezza in termini di coperture finanziarie, mi rispondevano allo stesso modo, che si riassume in quello che ha detto una ragazza, Clotilde: “in questi cinque anni abbiamo smesso di sognare, Hamon rappresenta la riconciliazione con le nostre idee. Il punto non è se le sue proposte sono realizzabili o meno: sinistra vuol dire anche utopia, avere il coraggio di proporre un cambiamento radicale”. Ecco, questo atteggiamento un po’ ingenuo difficilmente si riprodurrà nei dibattiti televisivi. Hamon è avvisato.

2-Un sondaggio, da prendere con molta cautela

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Il sondaggio è stato effettuato da Kantar Safres-One Point per Le Figaro dal 26 al 27 gennaio. Come vedete Macron ne esce rafforzato, visto che vincerebbe un eventuale ballottaggio in scioltezza sia contro Fillon che contro Marine Le Pen. La seconda notizia che ricaviamo è che Hamon sorpassa per la prima volta Jean Luc Mélenchon nelle intenzioni di voto al primo turno. Il terzo dato interessante è la percezione di Fillon, mentre a dicembre il 54% degli intervistati riteneva il candidato repubblicano di avere una statura presidenziale (il sondaggio è del JDD), oggi solo il 40% (in basso a destra) risponde in questo modo. Sono due sondaggi diversi, condotti con campioni e metodi non identici, ma uno scarto di 14 punti è comunque notevole.

Questa rilevazione va comunque presa con molta cautela: il campione intervistato è molto ristretto e non misura appieno l’effetto del Penelope Gate, lo scandalo che ha colpito François Fillon. Sta di fatto che al quartier generale dei repubblicani cominciano ad essere seriamente preoccupati per la crescita di Emmanuel Macron, che infatti è stato oggetto di numerosi attacchi durante il comizio tenuto da François Fillon a Porte de la Villette.

3-Fillon riempie La Villette, ma ci sono altri scandali

Ieri François Fillon ha tenuto un grande meeting a Porte de la Vilette con quasi 15.000 partecipanti. L’incontro, previsto da tempo per dare il via alla campagna elettorale, era diventato molto atteso a causa dello scandalo che ha coinvolto il candidato e sua moglie. Ne abbiamo parlato sabato, qui la puntata.

Fillon ha tenuto un ottimo discorso, duro in alcuni passaggi, e capace di trascinare le migliaia di simpatizzanti repubblicani venuti ad ascoltarlo. Dopo aver ribadito, davanti a tutti, la sua fiducia e il suo amore verso la moglie, ha arringato la sala affermando che non si lascerà intimidire: “per resistere a questa impresa di demolizione vi dico, dal fondo del cuore, grazie di essere qui, con me, con noi”. Il comizio ha rappresentato da un lato una dimostrazione di forza da parte di un candidato che nelle ultime settimane – al di là dello scandalo – non aveva brillato, dall’altro l’occasione per mostrare l’unità della famiglia politica repubblicana alle prese con una serie di polemiche interne rispetto alle scelte dei candidati nelle 577 circoscrizioni delle elezioni legislative.

Come detto però, uno dei motivi ricorrenti del discorso di François Fillon è stato l’attacco a Macron:

“Esiste una terza sinistra, che conosciamo poco. È Macron. Dice di avere un progetto; io lo attendo! Dice di essere riformatore; a priori, lo è meno di me! Fa credere di essere solo e di venire dal nulla; in realtà ha scritto il programma di Monsieur Hollande e ha messo in atto una gran parte del suo programma politico. È partito per una spedizione solitaria, ma i suoi sostenitori non sono tanto lontani come vuol far credere. Chi sono? Eh bene, è tutta la squadra di governo di Monsieur Hollande. Buongiorno novità! Macron è un uscente, è il bilancio di Hollande, è soprattutto il prototipo delle élites che non conoscono la realtà profonda del nostro paese”. 

Finora Fillon non aveva mai dedicato così tanta attenzione al leader di En Marche! e questo atteggiamento sarà con ogni probabilità mantenuto anche nelle prossime settimane se i sondaggi dovessero confermare la tendenza di Macron.

Veniamo, però, ai guai. Sabato abbiamo approfondito il presunto rapporto di lavoro fittizio tra Fillon e sua moglie Penelope. Per chi arriva adesso qui la puntata precedente. Durante il suo intervento televisivo di giovedì, pensato per difendersi dalle accuse, ad un certo punto il candidato repubblicano ha detto: “Quando ero senatore ho remunerato due dei miei figli come avvocati in ragione della loro competenza.” La dichiarazione, che ha sorpreso un po’ tutti perché resa spontaneamente, senza che il giornalista avesse chiesto informazioni al riguardo, è stata subito passata al setaccio dalla stampa, che ha scoperto, grazie all’inchiesta di Mediapart e del Journal du Dimanche, che i due figli di Fillon all’epoca non erano avvocati ma solo studenti di giurisprudenza.

Il settimanale L’Obs , dopo aver provocatoriamente notato che “tra i Fillon si ama lavorare in famiglia” ha spiegato che quando il candidato repubblicano era senatore, cioè tra il 2004 e il 2007, sua figlia Marie aveva tra i 22 e i 25 anni, mentre suo figlio Charles tra 20 e 23. Entrambi hanno passato l’esame e cominciato ad esercitare la professione quando il padre aveva già lasciato Palais du Luxembourg (il palazzo dove ha sede il Senato): Marie nel 2007, Charles nel 2010.

Accortosi dell’incongruenza il candidato ha dovuto fare marcia indietro, spiegando che la sua dichiarazione era stata imprecisa a causa dell’emozione. L’entourage ha chiarito ad AFP (l’equivalente della nostra Ansa) che Fillon intendeva dire che i due figli sono avvocati oggi, non che lo fossero all’epoca. Tra l’altro in Francia non è così raro che gli studenti universitari, specie durante gli ultimi anni, comincino già a lavorare e ad essere pagati per piccole consulenze legali. Sta di fatto che questa dichiarazione potrebbe portare ulteriori danni alla credibilità di Fillon.

Gli scandali che riguardano il periodo che Fillon ha passato al Senato non sono però finiti. Secondo un articolo di Mathilde Mathieu di Mediapart, il candidato repubblicano avrebbe ricevuto “dei crediti riservati alla remunerazione degli assistenti parlamentari con un sistema di commissioni occulte” dal 2005 al 2007. Il tutto grazie a uno stratagemma apparentemente piuttosto comune. I senatori, come i deputati, beneficiano di un assegno con cui pagano i loro collaboratori ma spesso non lo spendono completamente, dovendo quindi restituirne una parte. Per evitare di doversi occupare di queste questioni burocratiche molti parlamentari delegano la gestione del fondo al loro gruppo politico.

Ma, spiega la giornalista, tra il 2003 e il 2014 alcuni senatori dell’UMP (il vecchio partito di Fillon poi trasformatosi in Les Républicains) hanno recuperato quasi un terzo della cifra assegnatagli tramite un sistema detto “il ristorno”: questi fondi sarebbero transitati prima in un’associazione fantoccio chiamata Union républicaine du Sénat (URS) che si sarebbe poi occupata di distribuirli con assegni a suo nome.

Per questo affare sono indagati due senatori abbastanza importanti come Henri de Raincourt e René Garrec, ma per dei fatti posteriori al 2009. Il caso di François Fillon non sarebbe dunque al vaglio dei giudici ma la situazione rischia di metterlo in serio imbarazzo. L’entourage del candidato, raggiunto telefonicamente da Mediapart, ha dichiarato di non voler commentare un’indagine in corso, senza confermare né negare un suo eventuale coinvolgimento.

Infine, ancora un probabile incarico fittizio di Penelope Fillon, sua moglie. Penelope è stata pagata 5.000 euro lordi al mese per un anno e mezzo, tra maggio 2012 e dicembre 2013, in quanto redattrice della Revue des deux mondes. Anche in questo caso non si capisce bene se l’impiego fosse reale o meno: Michel Crépu, direttore della rivista, interrogato dal Canard Enchainé, ha spiegato che Penelope “ha firmato due o forse tre note di lettura” ma “in alcun momento […] ho avuto la minima impressione di quello che potrebbe somigliare a un lavoro di consigliere letterario”. Sul tema è stata aperta un’inchiesta preliminare, venerdì la procura ha perquisito gli uffici della rivista e i rapporti molto stretti tra François Fillon e l’editore della rivista Marc Ladreit de Lacharrière non aiutano a placare i sospetti.

Mentre scrivo i coniugi Fillon sono in procura a parlare con i magistrati, vedremo come andrà a finire. Per qualunque aggiornamento non esitate a scrivermi o a controllare i miei social (specialmente Twitter).

Per oggi è tutto, ci sentiamo domenica! (Per chi vuole, sabato pomeriggio farò una diretta Facebook da Lione, dove Emmanuel Macron terrà un grande comizio).

P.S. Mi è stato fatto notare che nella scorsa newsletter ho mancato il link all’editoriale di Emmanuel Macron sull’Europa, pubblicato in Italia dal Sole 24 Ore. Lo trovate qui.

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