Presidenziali 2017

Présidentielle 2017 quattordicesima settimana: Macron è la personalità politica dell’anno

Quattordicesima settimana della newsletter sulle presidenziali francesi. Arriva ogni domenica anche sulla vostra email, ci si iscrive cliccando qui.

Spero abbiate tutti passato un ottimo Natale! Prima di cominciare (ancora) una comunicazione organizzativa. Domenica prossima è il primo dell’anno e difficilmente potrò inviare la newsletter. Rimandiamo a lunedì 2, e poi torneremo alla normalità visto che non mi sembra ci siano altre festività in vista.

Di cosa parliamo oggi?

1-Dopo la dettagliata guida della settimana scorsa, che chi vuole può trovare qui, ragioniamo su cos’è in gioco alle primarie del Partito Socialista: gli elettori sceglieranno un potenziale Presidente della Repubblica o in gioco c’è la leadership del partito per i prossimi 5 anni, vista la sconfitta annunciata?

2-La dinamica di Emmanuel Macron continua, secondo un sondaggio è la personalità politica più apprezzata dai francesi. Il suo successo ha una serie di “ma” che analizzeremo.

3-Perché nelle ultime settimane Fillon è apparso un po’ sulle sue?

1-Le primarie del partito socialista

Ecco le date importanti da ricordare per le primarie dei partito socialista: i tre dibattiti con tutti i candidati si terranno il 12, il 15 e il 19 gennaio, il 22 si voterà per il primo turno, il 25 ci sarà il dibattito tra i due candidati qualificati al ballottaggio ed il 29 si voterà per il secondo turno. Come potete notare il calendario è serratissimo, e per quanto i francesi amino la politica e seguano con piacere le competizioni elettorali, un susseguirsi di eventi del genere potrebbe essere troppo persino per loro (e infatti i candidati in queste vacanze hanno limitato le apparizioni pubbliche).

In più queste primarie si tengono in un clima abbastanza freddo e molto diverso da quelle che hanno incoronato Fillon un mese fa. In pochi credono che dalle primarie uscirà il prossimo Presidente della Repubblica, anzi stando così le cose il candidato socialista non riuscirà nemmeno ad arrivare al secondo turno. È chiaro che in questo contesto la competizione perde di interesse, almeno per chi non è un elettore tradizionale del Partito Socialista.

Il rischio principale è quello della partecipazione: le primarie della destra hanno avuto ben 4 milioni di partecipanti, quelle del partito socialista che incoronarono Hollande nel 2011 videro 2,6 milioni di francesi in fila ai gazebo. Una cifra molto al di sotto dei due milioni fissati come risultato soddisfacente dagli organizzatori sarebbe molto problematica per due principali motivi. Il primo è politico, ed è abbastanza intuitivo: avere un candidato scelto da pochi partecipanti è un gran segno di debolezza, ciò vuol dire che gli elettori che si riconoscono a sinistra hanno  già un loro candidato (quindi Emmanuel Macron e Jean Luc Mélenchon) o non credono che queste primarie possano servire a designare un potenziale Presidente della Repubblica. In molti potrebbero vedere le primarie come un pre-congresso del Partito Socialista e quindi semplicemente disinteressarsene.

Il secondo motivo è più burocratico: organizzare delle primarie costa un sacco di soldi. È vero che gli 8000 gazebo e gli uffici elettorali sono gestiti da volontari (ne servono quasi 40.000) ma in ogni caso l’esercizio è molto costoso, tanto che normalmente ai votanti viene chiesto un contributo minimo. Alle primarie della destra per votare servivano 2 euro, i socialisti hanno deciso di abbassare la cifra e chiedere solo 1 euro. In caso di bassa affluenza quindi gli organizzatori potrebbero addirittura rimettervi, quando invece un evento del genere è pensato anche per raccogliere un minimo di fondi per la campagna elettorale.

L’altro rischio concreto è quello della scissione del partito. Come abbiamo già spiegato settimana scorsa, i programmi dei candidati, per quanto ancora piuttosto vaghi, sono difficilmente sovrapponibili; inoltre sappiamo che le personalità in campo sono molto lontane dal punto di vista ideologico. Cosa succederà in caso di vittoria di Manuel Valls? Vedremo Arnaud Montebourg fare campagna per lui? E il contrario? Apparentemente la risposta è sì, chi partecipa alle primarie sottoscrive l’impegno a rispettarne i risultati, ma nulla appare scontato al momento. La competizione potrebbe essere l’occasione per una ricomposizione della sinistra francese, con una parte del partito che si allinea alle posizioni di Jean Luc Mélenchon e un’altra che raggiunge Emmanuel Macron. Per ora è uno scenario lontano, ma se a fine gennaio le primarie dovessero essere un fiasco in termini di partecipazione qualcuno potrebbe cogliere l’occasione e dichiarare finita l’esperienza del Partito Socialista così come lo conosciamo.

Tornando alle primarie, è ragionevole affermare che la vaghezza dei programmi e il calendario serrato renderà molto importanti i dibattiti televisivi, momento in cui i candidati saranno costretti ad approfondire i loro progetti. In più, vista la poca notorietà di gran parte dei partecipanti (solo Manuel Valls e Arnaud Montebourg sono personaggi pubblici a tutti gli effetti, gli altri candidati sono molto meno conosciuti), una buona performance televisiva da parte degli outsider potrebbe spostare gli equilibri. Questo rende l’esito, già difficile da prevedere come sempre, molto incerto: se è vero che nel caso di François Fillon abbiamo osservato che i dibattiti hanno giocato un ruolo rilevante nella rimonta, guidata però anche da moltissime scelte azzeccate del candidato oltre che da errori dei suoi avversari, in questo caso una buona impressione televisiva può essere davvero decisiva.

C’è in tutto questo una buona notizia per Manuel Valls, la disoccupazione è scesa per il terzo mese consecutivo, cosa che sicuramente potrà far valere nelle prossime settimane di campagna.

2-La dinamica di Macron prosegue

L’anno di Emmanuel Macron si è chiuso con ottime notizie. Dopo la dimostrazione di forza con il suo meeting con più di 13.000 persone (ne avevamo parlato qui), secondo un sondaggio Elabe per BFMTV il leader di En Marche! è la personalità politica dell’anno davanti a François Fillon, Marine Le Pen e Manuel Valls. Come abbiamo detto più volte Macron ha bisogno di una dinamica favorevole sia nei sondaggi che in termini di attenzione dell’opinione, queste sono quindi notizie molto positive per lui.

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Va anche detto però che la democrazia di opinione e la democrazia elettorale sono due cose molto diverse. Se andate a vedere dei sondaggi di qualche mese fa potete notare per esempio che Christine Lagarde, ex ministro dell’economia con Sarkozy e attuale direttore del Fondo Monetario Internazionale, era molto alta nel gradimento dei francesi. Ciò vuol dire che automaticamente sarebbe molto votata? Con ogni probabilità no, perché prendere voti è cosa molto diversa da essere apprezzati. Macron è in un momento favorevole,  aiutato in particolare da due dinamiche che non vanno sottovalutate: la prima è che la sinistra di governo non ha ancora un candidato. Manca quindi un personaggio di peso soprattutto a sinistra, dove al momento l’ex ministro dell’economia gioca una partita abbastanza facile e solitaria.  L’altro vuoto che Macron ha riempito è quello del  centro: il candidato naturale dei centristi, François Bayrou (che chi è iscritto da tempo conosce ormai abbastanza bene) non ha ancora chiarito le sue intenzioni, e sta vedendo sgretolarsi una serie di possibili sostegni. A inizio mese 200 tra iscritti ed eletti al movimento UDI, il partito di centro che ufficialmente si alleerà con François Fillon, hanno dichiarato ufficialmente che voteranno per Macron.

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Bisogna quindi capire come continuerà la progressione di Macron quando sicuramente uno dei due spazi sarà colmato dal candidato dei socialisti. In questo senso Macron deve sperare che le primarie le vinca uno tra Benoit Hamon e Arnaud Montebourg: il ragionamento è che con un candidato molto di sinistra i moderati potrebbero andare verso di lui vista anche l’estrema debolezza di un profilo simile al primo turno delle presidenziali. Montebourg nei sondaggi è dato tra il 6 e l’8%, un disastro.

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A ciò si deve aggiungere che finora il fondatore di En Marche! ha convinto una parte della popolazione francese molto influente nell’opinione pubblica, ma non abbastanza larga dal punto di vista elettorale. Essere il candidato della globalizzazione felice, dell’Europa come orizzonte e della rivoluzione economica digitale va benissimo, però in Francia alle presidenziali votano mediamente 36 milioni di persone. Ciò vuol dire convincere gli agricoltori, affrontare la collera delle regioni de-industrializzate, offrire una visione ai giovani che vivono nelle periferie diventate ormai “zone di non-diritto”. Infine, dare l’impressione di essere un capo in grado di prendere delle decisioni difficili: partecipare o meno a missioni militari all’estero, reagire con fermezza ad un attentato, dare risposte credibili alla probabile crisi migratoria che l’Europa dovrà affrontare durante la prossima estate.

Su tutti questi temi Macron è molto vulnerabile, e lo è da tutti i fronti. Se Valls dovesse vincere le primarie è su questi argomenti che incalzerà l’ex ministro dell’economia, Fillon ha un profilo solidissimo da questo punto di vista, e Marine Le Pen batte da anni su questi argomenti. Insomma, da gennaio per Macron comincia la parte più difficile: misurarsi davvero con il consenso. Per non parlare poi della strategia per le successive elezioni legislative, di cui senz’altro parleremo nelle prossime settimane.

3-Cosa fa François Fillon?

A parte la polemica sull’assicurazione sanitaria che abbiamo raccontato settimana scorsa, Fillon è stato abbastanza ai margini del dibattito politico dopo la grande vittoria alle primarie. Oltre a un motivo di poco spazio mediatico, visto l’inizio della campagna elettorale per le primarie del Partito Socialista, le polemiche interne al Front National e i vari successi di Emmanuel Macron, Fillon ha dovuto curare affari molto importanti ma poco visibili.

Ha presentato il suo organigramma per la campagna elettorale, cercando di rappresentare il più possibile le diverse anime del suo partito, scegliendo persone vicine ai suoi avversari alle primarie. Ha poi cominciato a mettere mano alle alleanze che definiranno le varie candidature nei collegi alle legislative. Per chi arriva ora può essere utile ricordarlo: un mese dopo le presidenziali si vota per l’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento francese che dà la fiducia al Governo. I membri vengono eletti in un sistema di doppio turno di collegio uninominale: il territorio nazionale è diviso in piccoli collegi e ognuno assegna un solo seggio;  l’uninominale francese è “a doppio turno” nel senso che se nessuno dei candidati raggiunge il 50% dei voti al primo turno, i candidati con almeno il 12,5% dei voti si scontrano al secondo. A questo punto chi prende più voti è eletto. È chiaro che in questo contesto accordarsi con i partiti alleati per evitare di disperdere i voti su più candidati è fondamentale, da qui le trattative con i partiti di centro che si alleeranno ai repubblicani.

Dopo un piccolo viaggio in Mali dove la Francia è fortemente impegnata in un’operazione di contrasto al terrorismo attivo nella regione, Fillon ha passato le vacanze tra Parigi e la sua casa nella Sarthe. Dal tre gennaio la sua campagna prenderà un’accelerazione, sarà ospite per un’intervista su TF1, parteciperà al salone dell’innovazione tecnologica a Las Vegas per strutturare le sue proposte sull’economia digitale e aprirà il consiglio nazionale dei repubblicani previsto per il 14 gennaio. Intanto dai conti delle primarie arriva un’ottima notizia: grazie alla grandissima partecipazione fatta registrare dalla consultazione elettorale i repubblicani hanno praticamente già finanziato la loro campagna elettorale. A fronte di un costo di 6 milioni di euro (ora capite perché il Partito Socialista è molto preoccupato da una possibile bassa affluenza)  gli elettori hanno versato 17,4 milioni di euro, ciò vuol dire più di 11 milioni nelle tasche del candidato. Visto che per la legge francese sul finanziamento delle presidenziali il 47,5% delle spese per la campagna elettorale dei candidati che superano il 5% dei voti sono rimborsate dallo Stato (il limite totale delle spese è fissato in 22,5 milioni di euro), Fillon non ha più bisogno di raccogliere fondi.

Per oggi è tutto, ci sentiamo lunedì e tanti auguri di nuovo!

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