Presidenziali 2017

Présidentielle 2017 dodicesima settimana, Macron comincia a fare sul serio

Undicesima settimana della newsletter sulle presidenziali francesi. Arriva ogni domenica anche sulla vostra email, ci si iscrive cliccando qui.

Di cosa parliamo oggi:

1-Una piccola guida dei personaggi della newsletter di oggi, così chi si è perso qualcosa può recuperare facilmente

2-La prima settimana di campagna elettorale di Manuel Valls

3-C’è stato un aspro scontro nel Front National tra Marine Le Pen e sua nipote, Marion Maréchal, esponente dell’area più dura e conservatrice del partito

4-Emmanuel Macron ha riempito un palazzetto con più di 13.000 persone. È stata una dimostrazione di forza, vediamo perché

1-Ricapitoliamo

Per chi arriva adesso, facciamo un piccolo punto sui personaggi di cui parliamo in questa newsletter, ché altrimenti con tutti questi nomi potreste perdervi.

Manuel Valls: è stato Primo Ministro di François Hollande negli ultimi due anni e mezzo, incarna una sinistra piuttosto liberale in economia e allo stesso tempo repubblicana e identitaria sulle questioni di società (ha appoggiato il divieto dei burkini quest’estate). Dopo mesi di voci, a seguito del ritiro di François Hollande è candidato alle primarie del Partito Socialista.

Emmanuel Macron: è stato prima segretario generale aggiunto dell’Eliseo (uno dei consiglieri più vicini al presidente della Repubblica) e poi ministro dell’economia durante la presidenza di Hollande. In marzo ha fondato il suo movimento politico, En Marche!, ad agosto si è dimesso dal suo ministero in dissenso col governo Valls e con il presidente Hollande e dal 15 novembre è ufficialmente candidato alle presidenziali da indipendente. Al momento è terzo nei sondaggi, dietro François Fillon e Marine Le Pen.

François Fillon: è il candidato del partito di centro-destra Les Républicains, ha vinto le primarie a sorpresa dopo essere stato terzo nei sondaggi sino ad una settimana prima del primo turno. Ha una piattaforma politica molto liberale in economia e allo stesso tempo conservatrice sulle questioni di società.

Marine Le Pen: è la candidata del Front National, il partito di estrema destra fondato dal padre negli anni ’70. Al momento è data per qualificata al secondo turno delle presidenziali  da tutti i sondaggi, e senza aver nemmeno cominciato davvero la sua campagna elettorale (del perché ne avevamo parlato qui).

2-Valls è in campagna elettorale

Abbiamo assistito alla prima settimana di campagna elettorale di Manuel Valls, dopo l’annuncio della candidatura di lunedì. L’ex primo ministro ha fatto un discorso molto di sinistra per i suoi standard: dopo aver chiesto scusa per i suoi toni a volte troppo duri, ha spiegato la necessità di difendere il modello sociale francese dalla destra che vorrebbe “distruggerlo” aiutando le persone che non riescono a stare al passo della globalizzazione. E infatti il luogo scelto per presentare la sua candidatura non è casuale: la città dove ha tenuto il discorso, Evry, di cui è stato sindaco, è una delle più cosmopolite della periferia parigina, oltre che una delle più popolari. Come potete notare dal video del suo discorso, dietro Manuel Valls sono rappresentate moltissime etnie diverse, a dimostrazione di uno dei messaggi più forti che proverà a far passare Manuel Valls: la lotta al comunitarismo, ossia la tendenza delle varie comunità che compongono la società francese a non parlarsi tra loro e ad isolarsi.

La sfida di Valls è evitare che le primarie della sinistra diventino una lotta di egoismi più che di idee, oltre che prevenire l’esplosione del Partito Socialista in caso di sua vittoria o di sua sconfitta (di questo parleremo nelle prossime settimane). L’ex primo ministro ha cercato quindi di porsi come unico uomo politico in grado di unificare le due sinistre che egli stesso aveva definito “irreconciliabili”, concetto che ora sarebbe controproducente riproporre, per quanto sia esattamente quello che pensa una parte consistente del Partito Socialista. Tutto ciò all’interno di un quadro ancor più complicato: provate a dire a Mélenchon, candidato della sinistra radicale, che bisogna trovare un accordo con i socialisti, o di partecipare alla competizione ad Emmanuel Macron, che ha parlato delle primarie socialiste come di una “lotta tra clan”. La necessità di fare una sintesi all’interno del suo partito e quindi avere una possibilità di vincere, comporta una “normalizzazione” di Manuel Valls che dovrà diventare, secondo la felice definizione di Guillaume Tabard, editorialista del Figaro, Valls Manuel e dunque lasciar perdere tutti i discorsi di rottura come il superamento delle 35 ore, per andare verso un atteggiamento di difesa della “grande e bella” sinistra, richiamando il nome dato dai socialisti a questa competizione: “la bella alleanza popolare”.

A tutto questo bisogna aggiungere un’altra difficoltà strategica: dovrà per forza di cose difendere il bilancio della presidenza Hollande,  o quantomeno gli ultimi due anni in cui è stato addirittura il capo del governo. La missione è già impervia in sé, se non fosse ulteriormente complicata dal fatto che Manuel Valls non abbia ancora avuto il sostegno, che sia esplicito o implicito, di Hollande. Inoltre, nessuno tra gli uomini più vicini al presidente ha pubblicamente manifestato vicinanza alla campagna e alla proposta politica di Valls. Sulla stampa filtrano più malumori e prese di distanza rispetto alle posizioni più radicali di Valls, che sostegni o adesioni.

3-C’è stata una dura polemica tra le due anime del Front National

C’è stato un duro scontro all’interno del Front National tra l’ala più cattolica e tradizionalista rappresentata da Marion Maréchal Le Pen e l’ala della cosiddetta dédiabolisation incarnata da Marine Le Pen e soprattutto dal suo potentissimo braccio destro e ideologo Florian Philippot. La giovane nipote di Marine Le Pen aveva detto lunedì che il Front National avrebbe messo in discussione “il rimborso integrale e illimitato delle spese in caso di aborto, visto che le donne sono degli esseri umani responsabili che devono essere trattati come tali”.

La dichiarazione è stata subito stigmatizzata da Florian Philippot, secondo cui Marion Maréchal è “sola nel sostenere questo, questa persona è isolata sulla questione, perché quello che conta è il programma della nostra candidata alle presidenziali e ciò che dice il movimento: alcuna modifica dell’attuale normativa sull’aborto”. Marion non ha reagito bene e, intervistata dal Journal De Dimanche, ha preteso “un po’ più di rispetto” da parte di Florian Philippot. La stessa Marine Le Pen è intervenuta, spiegando che nel programma non trova posto alcuna proposta del genere, tra l’altro incompatibile con i profilo di difensore delle donne che la candidata del Front National sta cercando di costruirsi.

In realtà questa è solo l’ultima polemica che si è consumata tra le due anime del partito, tra cui non corre buon sangue, come dimostrano i toni. Solo poco tempo fa Marion Maréchal Le Pen era stata invitata ad uno dei talk show più seguiti, cioè L’Émission Politique (per chi arriva ora, il programma è un’intervista di più di due ore in cui il politico viene sottoposto a moltissime domande da più esperti. È molto seguita, mediamente da oltre due milioni di persone), ma non essendo candidata del Front National alle presidenziali la dirigenza del FN ha deciso di declinare l’invito, mandando su tutte le furie Marion Maréchal. Nel novembre 2015, in piena campagna per le elezioni regionali, un altro scontro su un tema simile: la nipote aveva proposto di  sopprimere le sovvenzioni regionali alle associazioni che si occupano di aborto, dicendo che sono “politicizzate” e veicolano una banalizzazione dell’aborto, causando una reazione ferma da parte della zia, ancora una volta costretta a precisare quanto non ci fosse nulla del genere nel suo programma.

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Marion Maréchal-Le Pen

Secondo il settimanale L’Obs tutto questo fa in realtà parte di un cinico gioco delle parti: la nipote si rende protagonista di fughe in avanti sui temi più sensibili, la zia interviene rapidamente per moderare i toni e porsi come pacificatrice. I giornali ci fanno un titolo, e passano contemporaneamente i due messaggi: il primo, di Marion Maréchal, destinato alla parte più conservatrice dell’elettorato che rischia di lasciare il Front National per François Fillon, il secondo, quello Marine Le Pen, ed in linea con la dédiabolisation del partito, che invece rassicura una parte di elettorato prima vicina alla sinistra e ora in cerca di risposte forti ad una crisi che sembra non terminare mai.

4-La dimostrazione di forza di Emmanuel Macron 

Emmanuel Macron, ormai in campagna da più di due settimane, sabato pomeriggio ha organizzato un grandissimo comizio a Parigi, a Porte de Versailles. Con più di 13000 persone è stato l’evento più partecipato di questa pre-campagna presidenziale, che sta per entrare nel vivo. Il fondatore di En Marche!, per essere competitivoha bisogno di una dinamica favorevole sia nei sondaggi che in termini di attenzione dell’opinione pubblica (ne avevamo parlato qui, nell’ultima parte) ed è vero che questa tendenza esiste: Macron rappresenta una grande novità per il sistema politico francese e effettivamente ai media piace molto, è continuamente in televisione e in radio, i talk show parlano di lui e questo fa innervosire un po’ tutti gli altri candidati. Ma tutto questo non basta. La decisione di organizzare un grande meeting  è stata una dimostrazione di forza anche per dare il segnale di essere alla testa di un movimento collettivo, di una parte di popolo che si mobilita per lui e con lui.

Con la manifestazione di sabato Macron ha tra l’altro lanciato un messaggio molto chiaro agli altri partiti. Riuscire a mettere insieme così tante persone non è scontato, soprattutto a cinque mesi dalle presidenziali: per capirci, quando abbiamo raccontato della dinamica di François Fillon, che “riempiva” i palazzetti con iniziative molto partecipate, o della “fan-zone” di Sarkozy, si trattava di riunioni con non più di 6000 persone, meno della metà. Per non parlare dell’evento organizzato per presentare le primarie del Partito Socialista, che a malapena ha registrato 2500 ingressi. La cosa che hanno fatto notare i giornalisti (a proposito di interesse mediatico) è che non c’erano pullman che arrivavano da tutta la Francia per riempire la sala, come in genere avviene in questo tipo di eventi (chi ha frequentato un po’ i partiti italiani sa bene che una parte degli organizzatori degli eventi si dedica ad affitto e logistica dei bus che devono accompagnare i militanti).

Agli appassionati di politica americana Macron ricorderà Howard Dean

Cosa ha detto Macron? Ha continuato a battere sul nuovo confronto che secondo lui è in atto nella società: il conflitto tra progressisti e conservatori, dove evidentemente En Marche! rappresenterebbe un contenitore in grado di attirare progressisti sia da destra che da sinistra. Ma la parte più interessante del suo discorso, piuttosto incentrato su questo tema, è stato l’atteggiamento rispetto al problema della disoccupazione. Ha iniziato il comizio rivendicando di essere “il candidato del lavoro” che sembra una cosa di sinistra, ma fino ad un certo punto. Questo perché in Francia in realtà la sinistra di governo ha spinto moltissimo su un’altra cosa: il tempo libero. E quindi ha inventato le famose 35 ore lavorative settimanali, create sì per ridurre la disoccupazione (si lavora di meno, si lavora tutti) ma anche per dare più tempo libero ai lavoratori. Questa posizione nasce, oltre che dalle sue convinzioni personali, che sono comunque molto rilevanti, anche per cercare di essere trasversale e al di sopra degli altri candidati, che appunto stanno facendo una battaglia abbastanza serrata sulle 35 ore (Fillon vuole superarle, a sinistra invece tendono a difenderle).

Per oggi è tutto, a domenica prossima!

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