Presidenziali 2017

Présidentielle 2017, terza settimana: il dibattito dei Repubblicani, la polemica col Papa

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Terza settimana della newsletter sulle presidenziali francesi. Arriva anche ogni domenica sulla vostra email, ci si iscrive cliccando qui.

Di cosa parliamo oggi:

1-Come funziona il sistema politico in Francia. L’argomento magari non è di quelli più appassionanti, ma serve approfondirlo per capire strategie e prese di posizione dei candidati che altrimenti possono sembrare poco chiare.

2-In settimana c’è il primo dibattito dei Repubblicani: come ci arrivano i candidati? Quanto può spostare gli equilibri?

3- Il papa è entrato involontariamente nella campagna per le presidenziali: una sua dichiarazione (ha detto che in Francia si insegna la teoria gender nelle scuole) ha sollevato una serie di proteste da parte del governo e alcuni candidati della destra ne hanno approfittato per attaccare il ministro dell’istruzione e il governo.

1-Come funziona il sistema politico francese

La quinta repubblica francese è un sistema politico abbastanza peculiare nel panorama delle grandi democrazie occidentali. Il sistema è detto “semi-presidenziale”: il Presidente della Repubblica è eletto in un sistema maggioritario a doppio turno direttamente dal popolo. Se nessuno dei candidati al primo turno raggiunge il  50% (cosa mai successa, sinora) i due più votati si affrontano al ballottaggio. Ciò comporta due conseguenze: innanzitutto sono molti i candidati che partecipano al primo turno, perché gli elettori tendono a votare chi sentono più vicino alla propria sensibilità. Così i primi due partiti superano il 20% e generalmente tre/quattro si attestano tra il 10 e il 15. In altre parole, il fenomeno del “voto utile” è poco presente, visto che per moltissimi elettori la scelta del “meno peggio” si presenta necessariamente al secondo turno. Seconda conseguenza è che proprio per questo le strategie tra un turno e l’altro possono essere radicalmente differenti a seconda dell’avversario che ci si trova di fronte, ed è spesso necessario allargare la propria base elettorale con delle alleanze. La domanda legittima è: quanto contano le alleanze al secondo turno, visto che comunque i candidati che si affrontano sono due? Alle presidenziali in sé non moltissimo, però contano, e parecchio, alle elezioni legislative. Soprattutto se il quadro politico è molto frammentato.

Questo perché l’Assemblea Nazionale, la Camera titolare del potere legislativo, si elegge un mese dopo il presidente (piccoli collegi uninominali a doppio turno). Esiste la possibilità astratta che la Camera sia di colore diverso rispetto al Presidente della Repubblica dando origine al fenomeno della cohabitation. Presidente e Assemblea non sono legati dal rapporto di fiducia: sono dunque costretti a convivere. Questo è un particolare da tenere presente perché potrebbe pesare, e non poco, in caso di vittoria di un candidato molto forte personalmente alle presidenziali, ma con difficoltà di rappresentanza sul territorio. Schierare almeno 300 candidati vincenti nei collegi presuppone un grande radicamento territoriale e non tutti i partiti sono in grado di vantarlo. Ecco dove entrano in gioco le alleanze. L’ipotesi vittoria a metà è dunque possibile, e vale in modo particolare per Marine Le Pen e ancor di più per Emmanuel Macron.

2-Quattro giorni al primo dibattito dei Repubblicani

È stata un’ottima settimana per Alain Juppé: il favorito alle primarie dei Repubblicani ha incassato il sostegno di Frédéric Lefebvre, considerato fino ad oggi vicino a Sarkozy, e ha visto consolidare il suo vantaggio nei sondaggi. Giovedì è stato ospite in uno dei principali talk show della televisione francese, l’émission politique . Il programma è strutturato in due ore di intervista al candidato, ed è condotto da due giornalisti aiutati da un esperto per ogni tema affrontato. L’intervista è lunga e complicata per i politici, perché è molto difficile sottrarsi alle domande o rispondere in maniera vaga, ma Juppé ha superato a pieni voti la prova, qui trovate un riassunto. La trasmissione è stata vista da 2,7 milioni di persone, più di Sarkozy, cosa che il comitato elettorale di Juppé ha più volte fatto notare. Il sindaco di Bordeaux ha avuto modo di ribadire di essere un uomo di destra, rispondendo agli attacchi di Sarkozy che lo dipinge continuamente come “il campione dei gauchisti”.

Juppé risponde a chi lo trova troppo convenzionale

Sarkozy sta accusando i colpi ricevuti settimana scorsa: i media hanno continuato a parlare dei suoi scandali e nei sondaggi continua a essere 4/5 punti dietro ad Alain Juppé. Per la prima volta dall’inizio della campagna elettorale è rimasto sulla difensiva: in un comizio a Strasbourgo ha cercato di rispondere a chi ritiene che la sua campagna si stia spostando troppo a destra: “vorrei si potesse parlare di sovranità del popolo senza essere accusato di demagogia, e vorrei si potesse parlare dei problemi dell’immigrazione senza essere accusato di xenofobia.” Sarkozy è abituato a recitare la parte della vittima, ripete in continuazione di essere oggetto di attacchi personali da parte della magistratura e della stampa, ma in genere tende ad imporre i temi dell’agenda politica. In queste settimane c’è riuscito meno, e alcuni si stanno cominciando a chiedere se Juppé non abbia in realtà ormai già vinto (io sarei più prudente, le primarie sono tra un mese e mezzo e può succedere di tutto). Nei giorni successivi ha cercato di rilanciare, proponendo due referendum: vorrebbe abolire il ricongiungimento familiare per i parenti di un immigrato che lavora in Francia, e rendere amministrativa e non giudiziaria la procedura di attribuzione della “Fiche S”. La Fiche S è una delle categorie in cui vengono inserite le persone ricercate, ne esistono quindi diverse: Fiche M è per i minori, Fiche V per gli evasi e così via. La Fiche S identifica gli individui considerati pericolosi per la sicurezza pubblica, e consente di controllarne gli spostamenti. La sua proposta ha chiaramente suscitato polemiche e in molti hanno fatto notare che sarebbe difficilmente applicabile.

Il dibattito sarà molto importante per i due candidati che si trovano in terza posizione. François Fillon sta cercando di alzare i toni, ha proposto che i due ultimi presidenti della Repubblica rendano conto al Conseil Constitutionnel del loro operato, insinuando che non abbiano rispettato la Costituzione. Si è poi inserito nella polemica tra Sarkozy e Juppé sull’identità dei partecipanti alle primarie: non esistendo un DNA di destra o di sinistra non c’è qualcuno che per principio non può andare a votare alle primarie del centro-destra. Possono farlo, ha chiarito, tutti quelli che si riconoscono nei vari progetti presentati dai candidati.

Per quanto riguarda gli altri candidati, il dibattito rappresenta per loro l’occasione di uscire dal cono d’ombra (in particolare Le Maire, tra la terza e la quarta posizione nei sondaggi, fatica a imporsi come candidato credibile e vincente).  C’è da aspettarsi che si assumeranno più rischi nel dibattito, cercando di attaccare frontalmente chi è in vantaggio. Bisogna considerare che quello di giovedì resta un dibattito tra candidati dello stesso partito, l’obiettivo delle primarie è da un lato scegliere la figura più competitiva alle presidenziali del prossimo anno e dall’altro definire un progetto politico: dal giorno dopo tutti sosterranno il vincitore. Troppo aggressività rischia quindi di indispettire i sostenitori e fare del male al partito.

3-Il Papa e la teoria Gender

A seguito della dichiarazione del Papa, il ministro dell’istruzione Najat Vallaud-Belkacem ha detto che parole di Francesco sono “superficiali e imprecise”  invitandolo in Francia per “leggere i manuali di scuola francese e spiegarci dove sarebbe questa teoria del gender che non esiste nei libri francesi”. La risposta del ministro non è piaciuta a François Fillon,  candidato con le posizioni più conservatrici in merito ai temi della famiglia (è sostenuto dall’associazione “manif pour tous” che si oppone ai matrimoni gay), che l’ha attaccata duramente.

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In questo senso Natalie Kosciusko-Morizet non ha al contrario perso occasione di rimarcare la sua eterodossia rispetto alla linea del partito. Ha detto che Papa Francesco è stato un po’ superficiale, perchè nei manuali scolastici non esiste alcun sostegno alla teoria gender.

Per oggi è tutto, a domenica prossima!

Qui trovate le puntate precedenti.

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3 thoughts on “Présidentielle 2017, terza settimana: il dibattito dei Repubblicani, la polemica col Papa

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