Presidenziali 2017

Présidentielle 2017 seconda settimana: disastro Hollande, Sarkozy è nei guai

Meno di 7 mesi al primo turno delle presidenziali, la campagna elettorale entra nel vivo!
Di cosa parliamo oggi:

1-Il disastro Hollande: il presidente non ha ancora dichiarato ufficialmente se si candida o meno, ma ha in qualche modo cominciato la campagna elettorale. Non è però aiutato dall’economia che stenta a ripartire, e i sondaggi sono un a dir poco disastrosi per lui.

2-L’ipotesi Macron: l’ex ministro dell’economia ha lasciato il governo il 30 agosto, dopo mesi di voci e di smentite. Sta cercando di capire se ci sono i margini per una sua candidatura competitiva, e i sondaggi sembrano dargli una chance. Per lasciarsi tutte le porte aperte ha dichiarato di non essere socialista, cosa che gli consente di evitare un passaggio per le primarie nel caso decidesse di correre.

3-L’affaire Bygmalion comincia ad avere ripercussioni sulle primarie dei Républicains. Sarkozy è di nuovo in svantaggio nei sondaggi, giovedì sera è andata in onda un’intervista esclusiva dell’organizzatore della sua campagna elettorale del 2012 da cui l’ex presidente esce piuttosto malmesso. Frank Attal (l’organizzatore) sostiene che l’ex presidente fosse a conoscenza dei metodi usati per ridurre illegalmente le spese della campagna elettorale ed evitare di superare il tetto massimo stabilito per legge. In altre parole, Sarkozy avrebbe speso più del doppio dei 22,5 milioni consentiti dalla legge.

4-La tranquillità di Marine Le Pen: la leader del Front National è poco presente nel dibattito pubblico di queste settimane. È una scelta ponderata, vediamo perchè.

1-La presidenza di Hollande è sempre più un disastro

Chi vi ricorda?

Come è stato notato dalla stampa francese Hollande ha cominciato ufficiosamente la campagna elettorale. Il presidente non ha ancora chiarito se si candiderà o meno, ma sta intensificando la sua agenda per cercare di occupare il più possibile i media e invertire la tendenza nei sondaggi. In settimana ha tenuto almeno cinque discorsi importanti prima di volare a Gerusalemme per partecipare ai funerali di Shimon Peres. Martedì i suoi sostenitori hanno pubblicato un sito intitolato “Notre idée de la France” che nelle intenzioni dovrebbe far da megafono alla futura candidatura di Hollande. Ma la settimana è iniziata molto male su due versanti:

A-L’economia stenta a decollare, agosto ha fatto registrare un aumento di 52.400 disoccupati, mentre il governo aveva previsto a inizio anno che la situazione sarebbe lentamente migliorata nel corso dei mesi. Hollande in più, ha promesso che si candiderà solo in caso di un aumento dei posti di lavoro. Ora, è vero che le promesse sono fatte per essere infrante, ma arrivare alle presidenziali con queste cifre vuol dire sottoporsi ad un bombardamento continuo da parte di tutti gli avversari.

B- Secondo un sondaggio pubblicato da Ipsos il presidente in carica non solo non arriverebbe in nessun caso al secondo turno, ma sarebbe alla pari con Jean Luc Mélanchon (leader della sinistra radicale) e addirittura alle spalle di Emmanuel Macron. Anche i sondaggi sulle primarie sono sconfortanti: se Hollande al primo turno è stimato al 43% contro il 31% et 16% rispettivamente di Arnaud Montebourg e Benoît Hamon, al secondo turno si profilerebbe un testa a testa con Montebourg. È chiaro che per il presidente le primarie hanno un senso se riescono a costituire un momento di trionfo e legittimazione forte per arrivare competitivo alle presidenziali. Un testa a testa sarebbe un’umiliazione, un modo di arrivare alle elezioni ancora più debole di quanto già non sia. In ultimo, l’80% dei francesi giudica negativamente l’azione del governo.

Insomma una catastrofe

2-L’ipotesi Macron

Di Emmanuel Macron parleremo meglio nelle prossime settimane. Qualche accenno può però essere utile: è l’ex ministro dell’economia del governo Valls, è molto giovane (ha 38 anni) e ha lasciato l’esecutivo ad agosto dicendo che non c’erano più le condizioni per andare avanti. In primavera ha lanciato il suo movimento “En Marche” con cui sta raccogliendo le idee per cambiare il paese; al momento l’ipotesi di una sua candidatura piace molto, considerato che fino a tre anni fa era totalmente sconosciuto al pubblico francese. Macron ha però una serie di problemi: viene spesso accusato di essere compromesso con l’establishment bancario, siccome ha lavorato per anni con la banca d’investimento Rothschild; è relativamente inesperto: se da un lato è gradito perché incarna un bisogno di rinnovamento che esiste nella società, allo stesso tempo, come visto settimana scorsa, i francesi sono piuttosto restii a consegnare il paese nelle mani di qualcuno che ha pochissima esperienza di governo; il terzo problema è che si sa ancora poco della sua piattaforma politica e infatti ha un consenso abbastanza distribuito in tutto l’elettorato (pesca poco agli estremi, a dir la verità).

Al momento può parlare e anche bene di economia, cultura, società ma ciò che pensa rispetto a temi fondamentali come sicurezza e identità non è chiaro. Sta cercando di accreditarsi come colui che parla alla Francia che non ha paura, che vuole stare nella globalizzazione, che ha speranza. Il punto è che questi temi non sembrano essere al centro del dibattito, almeno per ora. Ultimo problema: i fondi. Macron ha raccolto solo 9 milioni di euro, pochi per sostenere una campagna alle presidenziali. Finché l’ex inquilino di Bercy non ufficializza la sua candidatura avrà difficoltà a raccogliere la cifra necessaria.
Va chiarito che non ha fretta, non si sa ancora se Hollande decide di candidarsi, né chi sarà il candidato dei repubblicani. È probabile che anche in base a questo l’ex ministro dell’economia prenderà una decisione: con Juppé in campo per lui è dura, visto che in parte si rivolgono allo stesso elettorato. Con Sarkozy ed Hollande invece la partita può essere aperta. Ufficializzare una candidatura adesso non servirebbe, mentre i prossimi mesi saranno utilizzati per strutturare la piattaforma e cercare sostegno tra la classe politica francese. Ad oggi, solo il sindaco di Lione, Gérard Collomb, si è schierato apertamente per Macron. 

3-Sarkozy è in difficoltà

Settimana durissima per l’ex presidente che ha visto in un sol colpo svanire la rimonta nei sondaggi e aumentare la pressione mediatica a causa dei suoi problemi con la giustizia. Ma andiamo con ordine:

A-Per la prima volta da mesi la tendenza nei sondaggi si è invertita, perché Juppé è tornato a crescere: il sindaco di Bordeaux sarebbe in testa al primo turno delle primarie col 40% mentre Sarkozy resterebbe fermo al 33/34%. Hervé Mariton, candidato alle primarie dei Repubblicani e poi ritiratosi, ha ufficializzato il suo sostegno a Alain Juppé e i sondaggi hanno evidenziato una generale mobilitazione dell’elettorato centrista a suo favore. Sarkozy non sembra andare oltre il suo zoccolo duro, e anzi la sua onnipresenza mediatica sembra aver motivato gli elettori che non lo sopportano a sostenere attivamente Juppé. Questo per lui è un grande problema, arrivare secondo al primo turno è un rischio: in questo caso è probabile che gli altri candidati appoggino Juppé per non dividere il partito, come accadde con François Hollande alle primarie del partito socialista nel 2011. Se così fosse le sue speranze sarebbero davvero ridotte.

B-Giovedì sera è andata in onda una puntata di “Envoyé Special” una sorta di Presa Diretta francese. La puntata è basata sulle dichiarazioni di Franck Attal, uno degli organizzatori della campagna elettorale di Sarkozy nel 2012. Attal è uno dei personaggi chiave nell’affaire Bygmalion, l’inchiesta che sta facendo luce sul finanziamento poco chiaro della campagna elettorale di Sarkozy nel 2012. In breve: la società Bygmalion si occupa di logistica di eventi, ed ha gestito tutti i grandi eventi elettorali dell’allora presidente in carica. Sarkozy è accusato di aver superato il tetto massimo di spesa per la campagna: secondo la legge francese i candidati non possono spendere più di 22,5 milioni di euro; l’accusa è che ne abbia spesi il doppio. Per aggirare i controlli sulle fatture, la società Bygmalion e l’UMP (il partito di Sarkozy), si sarebbero accordati per un pagamento in due momenti diversi. Il partito avrebbe pagato ufficialmente alla società Bygmalion delle cifre molto più basse rispetto al reale valore delle prestazioni durante la campagna, in modo da rimanere al di sotto del tetto di 22,5 milioni di euro. Dopo le elezioni L’UMP avrebbe saldato il conto, commissionando e pagando eventi inesistenti. La puntata è stata vista da 3,5 mln di spettatori.

Per questi fatti la procura di Parigi ha richiesto il rinvio a giudizio di Sarkozy, e la decisione del tribunale è prevista per la settimana prossima. La domanda a cui devono rispondere i giudici è: il presidente era a conoscenza delle modalità con cui si stava finanziando la sua campagna elettorale? Attal sostiene che Sarkozy non poteva non sapere, così come gran parte della stampa. Dal canto suo il presidente nega, facendo notare che l’organizzazione della sua campagna era in mano al partito, e non alla sua persona.

Questo affare, che si trascina avanti da tempo, si somma all’inchiesta sui fondi libici; secondo un documento di cui ha avuto visione il sito d’inchieste Mediapart, Sarkozy avrebbe rievuto 1,5 milioni di euro dal regime Libico di Gheddafi per la campagna presidenziale del 2007. Infine, per non farsi mancare nulla, in settimana è uscito il libro di Patrick Buisson, consigliere politico di Sarkozy durante la presidenza. Il libro è un lungo racconto dell’ex presidente basato su una serie di conversazioni registrate e di testimonianze dirette. Ne viene fuori un ritratto di Sarko poco lusinghiero: è descritto come un uomo influenzabile, molto meno duro di quanto lascia trasparire, emotivo e volubile. Il suo sistema di potere è definito “Cesarismo senza Cesare”.

4-Marine la silenziosa 

Per quanto riguarda Marine Le Pen, ho scritto un suo lungo ritratto che trovate qui. Al momento la leader del Front National sta conducendo una campagna molto sobria: poche e mirate uscite pubbliche, toni rassicuranti. Questo perchè la dirigenza del FN è convinta che i fatti parlino per lei. Quanto evocato da anni dal Front National (disoccupazione, terrorismo, crisi del debito), si sta materializzando e non c’è bisogno che venga continuamente sottolineato. In più, secondo il politologo Pascal Perrineau, gli avversari in campagna continua e in lotta fra loro producono “cacofonia” tutta a suo vantaggio. Marine le Pen ha buon gioco a rimanere in silenzio, dandosi un tono presidenziale.

Per oggi è tutto, a domenica prossima!

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Qui invece la puntata precedente.

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