Presidenziali 2017

Présidentielle 2017: la guida alle elezioni francesi. Prima puntata

Per prima cosa, ringrazio i miei 15 lettori per la fiducia, non mi aspettavo che la politica francese potesse interessare così tanto. Ho quindi pensato che una newsletter può essere uno strumento utile sia per me che per voi: ogni domenica mattina vi arriverà una email con gli argomenti della giornata, nel caso vi siate dimenticati o non abbiate tempo di leggere tutto ma almeno avere un’idea della situazione. Ci si iscrive qui. (La mail di conferma potrebbe finire in “posta indesiderata”, a me è successo quindi controllate).

Veniamo a noi: di cosa parliamo oggi:

1-I candidati alle primarie del partito di centro-destra Les Républicains, chi sono, cosa pensano, cosa dobbiamo aspettarci da loro. Una lunga guida, chi li conosce può scorrere sino al punto 2. Fino a fine novembre le primarie saranno l’argomento al centro del dibattito pubblico francese: è bene metterli a fuoco. Le primarie sono a doppio turno, come le elezioni presidenziali, se nessuno arriva al 50% i primi due candidati si sfidano al ballottaggio. Questo conta moltissimo nella strategia dei candidati, perché l’elettorato da convincere può cambiare molto tra primo e secondo turno. Di questo parleremo approfonditamente nelle prossime puntate;

2-Come se la passano i socialisti (male è un eufemismo);

3-Un piccolo accenno a Calais, “La Giungla” e il muro che stanno costruendo i francesi con l’aiuto del Regno Unito. Sarà uno dei temi centrali della campagna elettorale, perché è collegato al tema dell’immigrazione e il Front National sta cominciando ad utilizzarlo per mettere in difficoltà il governo;

4-C’è stata una polemica dopo una dichiarazione di Sarkozy. L’ex presidente, parlando dei cittadini naturalizzati francesi, ha detto che devono considerarsi discendenti dei Galli, evidentemente rinunciando alle loro radici. Tra l’altro Sarkozy discende da una famiglia di ebrei sefarditi di Salonicco. Molto poco Gallo, insomma.

1-I candidati alle primarie dei Repubblicani, chi sono e quante speranze hanno.

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1-Nicolas Sarkozy è di sicuro il più famoso. È stato Presidente della Repubblica dal 2007 al 2012, ma prima di diventare presidente ha avuto una lunga carriera politica. Entra all’Assemblea Nazionale nel 1988; è sindaco di Neully sur Seine, una delle banlieues più ricche di Parigi, dal 1983 al 2002, ruolo che lascia nel 2002 per diventare prima ministro dell’interno, poi dell’economia. Dal 2014 è leader dell’opposizione, e dal 2015 segretario de “Les Républicains” il partito che sostituisce la vecchia formazione di destra UMP.

Le sue idee: Sarkozy nasce liberale, nel 2007 fu eletto proprio grazie alla promessa di portare la Francia nella globalizzazione; grazie a lui la Francia è anche entrata nella NATO. Negli anni si è spostato a destra, cercando di contendere la base elettorale più conservatrice al Fronte Nazionale. La sua strategia è questa: da un lato sta cercando di battere molto sulla sua esperienza passata, è già stato presidente e sa cosa vuol dire gestire i rapporti con l’Europa e con la comunità internazionale. D’altro canto si è mostrato negli anni molto sensibile ai problemi che evoca il Front National e ha usato parole molto dure sull’immigrazione e molto poco ortodosse sull’integrazione dei migranti. Una delle sue proposte, ad esempio, è ristabilire provvisoriamente il controllo alle frontiere: formula sufficientemente vaga da poter attirare i sostenitori del FN e allo stesso tempo non irritare troppo i moderati (come potrebbe fare se dicesse esplicitamente di voler superare Schengen). È schierato contro i matrimoni omosessuali.

I punti di forza: è il segretario del partito che organizza le primarie e questo chiaramente lo avvantaggia dal punto di vista organizzativo, ha un grande sostegno interno (lo sostengono 103 parlamentari tra Assemblea Nazionale e Senato) e delle strutture burocratiche. Sta puntando molto sulla retorica del lavoro cominciato e da portare a termine, oltre alla sua esperienza. È alla pari con Juppé nei sondaggi, ma è da marzo che cresce costantemente: nei sondaggi conta più la tendenza che l’aritmetica.

I punti deboli: il primo è speculare al punto di forza: l’“esperienza”. Senza dubbio esperto, ma è sempre e comunque un presidente che ha perso le elezioni dopo aver governato. I suoi fallimenti al governo gli vengono continuamente ricordati dalla stampa, dall’opposizione (socialista e frontista) e dai suoi avversari. Scrollarsi di dosso l’immagine di perdente sarà complicato. L’altro suo grande problema è il suo coinvolgimento nell’affaire Bygmalion, di cui parleremo sicuramente nelle prossime settimane.

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2-Alain Juppé: è il sindaco di Bordeaux, ed è il più anziano e navigato dei candidati. È stato più volte ministro tra il 1986 e il 2012, due volte degli esteri, Primo Ministro durante il settennato di Chirac dal 1995 al 1997. Ha inoltre avuto parecchi guai con la giustizia ed è stato coinvolto in qualche scandalo. 

È però considerata una persona molto seria, ed è abbastanza stimato anche tra i giovani. A inizio anno ha tenuto una conferenza nell’aula magna della mia università a Parigi; l’incontro era riservato agli iscritti ma la sala, che ha circa mille posti, era talmente piena che moltissimi (me compreso) si sono seduti a terra e tanta gente è rimasta fuori.

Le sue idee: è uno dei candidati più moderati, esplicitamente contro la posizione neutrale rispetto al FN assunta della dirigenza del partito e cioè il “ni-ni”: né con i socialisti né con il Fronte in caso di ballottaggio. Nel febbraio 2015 ha invitato a votare il socialista Frédéric Barbier al secondo turno di un’elezione per un seggio all’assemblea nazionale contro il candidato del FN. Ha inoltre fatto capire di essere favorevole, nel caso fosse necessario, a un governo di unità nazionale. Sostiene da diversi anni che il modello di assimilazione degli immigrati è superato, e si è schierato a favore di un modello di integrazione più aperto, all’opposto di Sarkozy. Al settimanale Les Inrockuptibles ha spiegato che c’è una sovrarappresentazione delle popolazioni di origine straniera negli individui criminali, e che questo non è colpa delle loro origini ma della loro esclusione sociale. È  contro la procreazione assistita per le coppie omosessuali ma a favore delle adozioni.

I punti di forza: è un politico molto esperto, e sindaco amatissimo. Da noi può sembrare strano, ma in Francia non c’è stata alcuna campagna di rottamazione. In generale i francesi tendono ad affidarsi all’uomo forte, esperto. De Gaulle, Mitterrand e Chirac lo dimostrano. l suo punto di forza, oltre al profilo “expertise”, è la capacità di aggregare una formazione più ampia di quella di Sarkozy, suo rivale principale. Si sono espressi già a suo favore i leader centristi François Bayrou et Jean-Pierre Raffarin. In particolare Bayrou ha dichiarato che in caso di sua vittoria non si presenterà al primo turno delle presidenziali, e lo sosterrà. Bayrou nel 2012 prese il 9,1% al primo turno.

I punti deboli: Il suo principale punto debole è l’età. Se eletto avrà 72 anni; non sono pochi. La politica a questi livelli è usurante ed è un argomento che stampa e rivali sottolineano spesso. In più viene molto attaccato per il suo profilo moderato, probabilmente più efficace nelle elezioni vere che nelle primarie di un partito e per la sua visione “antica” della società: la Francia non è più quella degli anni ’80-’90.

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3-Jean Francois Copé: è nato nel ’64, deputato e sindaco di Meaux. Discendente di ebrei romeni e algerini, è stato capogruppo dell’UMP sino al 2010 quando ne è diventato segretario. Deputato dal ’95 al ’97, e poi nuovamente dal 2002 sino ad ora. È stato portavoce del governo durante la presidenza di Chirac, è stato più volte sottosegretario ma non ha mai avuto incarichi governativi di peso.

Le sue idee: si propone come candidato “di rottura”, vuole portare avanti la “rivoluzione liberale” (sic!) che Sarkozy aveva promesso e non ha fatto. Spinge molto sul fatto di non aver avuto responsabilità di governo nel passato, e non perde occasione per ricordare che quasi tutti gli altri candidati: Fillon, Juppé, Kosciusko-Morizet e Le Maire sono stati già battuti dai socialisti. È molto critico sugli accordi di Touquet, che definisce vergognosi (su Calais vedi al punto 3). È uno dei candidati più duri sulla questione immigrazione e sicurezza: è favorevole alla soppressione dello ius soli, da rimpiazzare con la cittadinanza per “adesione” al compimento dei 18 anni; propone un progetto nazionale di mobilitazione con il servizio allo Stato (civile o militare) per cui stanzierebbe 3 miliardi di euro. Insomma vuole introdurre in Francia ciò che egli stesso definisce un “virage sécuritaire”. Infine spinge per una grande riforma del settore pubblico, da portare avanti imponendo la settimana lavorativa di 39 ore e introducendo il principio che la funzione pubblica non può essere un incarico a vita. Ha dichiarato che in Francia esiste un “razzismo anti bianco”, suscitando moltissime polemiche.

Punti di forza: le sue poche responsabilità di governo potrebbero giocare a suo favore se fossimo in Italia, ma abbiamo già visto che in Francia le cose non stanno proprio così. È però un buon oratore, e potrebbe sfruttare la sua aggressività nei tre dibattiti che si terranno a breve.

Punti di debolezza: un candidato ancorato al 2% in tutti i sondaggi, per quanto poco contino, ne ha di sicuro parecchi. Rischia di essere percepito come la brutta copia di Sarkozy, cui era molto legato in passato.

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4-Francois Fillon: è stato Primo Ministro di Sarkozy durante tutto il quinquennat. Ciononostante è considerato suo avversario da tempo per le tensioni che hanno avuto durante il quinquennio. Ha anch’egli una lunga carriera politica alle spalle, ministro dell’istruzione dal ’93 al ’95, poi delle telecomunicazioni, del lavoro e “numero due del governo” (colui che esercita le funzioni del Primo Ministro in caso di assenza o impedimento) dal 2004 al 2007.

Le sue idee: Anche Fillon vuole presentarsi come vero candidato di rottura, dice di ispirarsi alla Thatcher quando propone un taglio della spesa pubblica di 110 miliardi, alzare l’età pensionabile a 65 anni e riportare la settimana lavorativa a 39 ore. È stato uno dei primi a dire di volersi candidare, siccome lo ha annunciato nel 2013, poco dopo la sconfitta dell’allora UMP alle presidenziali. È molto critico con Juppé per la troppa moderazione, sostiene che il sindaco di Bordeaux è portatore di una sintesi “molle” di idee che non hanno nulla a che fare tra loro. È molto duro sull’immigrazione, è contro lo ius soli e vorrebbe che i servizi sociali fossero garantiti solo agli stranieri legalmente presenti sul territorio da anni.  Si è dichiarato d’accordo con la provocazione di Copé, sul razzismo anti-bianco. È uno dei sostenitori della linea “ni-ni” rispetto al Front National.

I punti di forza: si gioca la terza posizione nei sondaggi con Bruno Le Maire, ha avuto molto tempo per strutturare la sua candidatura ed è molto sostenuto dall’establishment del partito, è il secondo candidato più sostenuto tra i parlamentari, sono 78 i membri del Congresso dalla sua parte.

I punti di debolezza: ha due grandi problemi: il primo è che ha fatto il Primo Ministro per 5 anni sotto Sarkozy, e gran parte della sua campagna è incentrata sulla critica alle promesse mancate dell’ex presidente. Appare quindi poco credibile. Il secondo problema è che non è mai stato percepito come leader, nella sua carriera politica Fillon è sempre stato il numero due, il braccio destro di qualcun altro. Passare da numero 2 a numero 1 nella percezione degli elettori sarà complicato per lui.

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5-Natalie Kosciusko-Morizet è nata nel 1973, in una famiglia da sempre impegnata in politica. Nota di colore, è una discendente di Lucrezia Borgia. È stata consigliere regionale dell’Ile de France (la piccola regione parigina), vicepresidente dell’UMP, sottosegretario e poi ministro dell’ambiente. Ha perso le elezioni al comune di Parigi contro Anne Hidalgo, ora sindaco socialista della capitale. Portavoce di Sarkozy alle elezioni del 2012 ha anch’essa, come Fillon, trovato modo di distanziarsi dalla figura ingombrante dell’ex presidente all’indomani della disfatta elettorale.

Le sue idee: è forse la candidata più progressista tra quelli in campo, e si è distinta per una serie di prese di posizione molto critiche alla “droitisation” del suo partito. Ha quindi fatto della libertà di parola e della capacità di prendere posizioni coraggiose un suo marchio distintivo. Molto liberale sulle questioni economiche (contraria alle 35 ore e favorevole all’innalzamento dell’età pensionabile), molto aperta sulle questioni sociali: favorevole al matrimonio omosessuale e alla procreazione assistita. Si è anche opposta alla posizione “ni-ni” e ha tentato di capeggiare la fronda contro la proposta di togliere la cittadinanza ai condannati per terrorismo (anche se in possesso della sola nazionalità francese, su questo torneremo). Uno dei punti del suo programma per il comune di Parigi era la liberalizzazione dei servizi, apertura dei negozi la domenica, aumento dell’orario notturno del metrò.  Ha persino sostenuto il movimento Nuit Debout, all’inizio.

Punti di forza: non ha alcuna speranza di vincere, quindi il suo obiettivo è cercare di indirizzare il dibattito sui temi che le stanno più a cuore. Si vedrà soprattutto durante i dibattiti televisivi se riuscirà a imporre la sua agenda.

Punti di debolezza: ha perso malamente le elezioni a Parigi quando la popolarità dei socialisti era già ai minimi. Rischia di essere presa poco sul serio.

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6-Bruno Le Maire,ha 46 anni ed è il candidato più giovane. È stato segretario di stato agli esteri e poi ministro dell’agricoltura durante la presidenza Sarkozy. È appassionato di letteratura e ha raccontato la sua esperienza di governo in un libro.

Le sue idee: è molto critico con il modello della classe dirigente francese: quasi tutti i politici francesi hanno fatto l’ENA, la scuola di amministrazione pubblica, lui compreso. Ha spiegato che proprio perché ha visto come vanno le cose è consapevole della necessità di un cambiamento; ha definito gli “enarchistes” come delle “mummie”.
Tiene fede alla sua posizione di terzo incomodo, criticando sia Sarkozy che Juppé. Ha dichiarato che la sfida non può essere tra “le retour du Kärcher” e “l’immobilismo felice”. Il primo riferimento è a Sarkozy, che nel 2004 aveva dichiarato di voler ripulire un campo profughi con una pompa ad alta pressione della Kärcher, l’azienda tedesca che le produce. Il secondo allo slogan di Juppé: “l’identité heureuse”, l’identità felice. Ha presentato un programma di 1000 pagine, roba che fa sembrare il programma della fu Unione di Prodi una piccola raccolta di buoni propositi; la sua proposta più forte è la riduzione di un milione di funzionari pubblici in 10 anni. Vuole poi organizzare un referendum sulla modifica dei trattati europei, Schengen in primis. Ha anche detto che Matteo Renzi deve essere un esempio, soprattutto per la fermezza che ha avuto nell’imporre il jobs act senza negoziazioni interminabili con i sindacati. 

Punti di forza: Le Figaro ha scritto che il suo obiettivo è arrivare terzo con un risultato tale da accreditarsi come il miglior primo ministro sulla scena in caso di vittoria del suo partito, non ha quindi la pressione della vittoria, e grazie al doppio turno potrebbe avere un buon successo, visto il profilo molto autonomo che si sta creando.

Punti di debolezza: il suo principale concorrente è Fillon, che come visto ha un sostegno molto più strutturato nell’establishment del partito (Le Maire conta su una trentina di deputati e senatori). In più, almeno sinora, i francesi hanno mostrato di preferire i candidati esperti.

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7-Jean-Frédéric Poisson è l’unico candidato esterno ai repubblicani perché leader del partito cristiano-democratico, non ha avuto bisogno quindi di raccogliere firme o sostegno dai parlamentari.

Le sue idee: è una sorta di Pierferdinando Casini d’oltralpe, vista anche la recente comune passione per la politica estera, e si è fatto conoscere per la visita a Bachar Al Asad nel luglio 2015. Nell’occasione ha risposto a chi gli chiedeva un parere sulla decisione del regime di bombardare anche i quartieri civili di Aleppo, che dopotutto la guerra è guerra. Ecco forse Casini questo non lo direbbe. Contrario ai matrimoni gay e euroscettico, rappresenta la branca sovranista della destra francese. È convinto bisogni difendere le prerogative dello Stato contro le intrusioni dell’Europa. Ha molto criticato l’atlantismo di Francois Hollande e di Sarkozy. Vorrebbe invece degli accordi privilegiati con la Russia, e l’eliminazione delle sanzioni.

Punti di forza: è molto indietro nei sondaggi, in alcuni non arriva nemmeno all’1%, ciò che gli interessa è quindi dare visibilità al suo piccolo partito, e i tre dibattiti televisivi in programma gli consentiranno di farlo.

Punti di debolezza: la campagna ruoterà intorno all’identità francese, alla lotta al terrorismo, al ruolo dell’Europa e alla gestione del fenomeno migratorio. Viste le sue idee, avrà senz’altro qualcosa da dire. Il problema è che non è un grande oratore ed è, al momento, un perfetto sconosciuto per la maggioranza dei francesi.

Piccola precisazione: va subito chiarito che i sondaggi sono ancora largamente inaffidabili, sia perché sino a mercoledì non era disponibile la lista completa dei candidati, sia perché la base elettorale è molto complicata da individuare. Come in Italia per il PD, le primarie sono aperte a tutti, e questo rende le rilevazioni difficili e con un gran margine d’errore. In ogni modo Juppé e Sarkozy si contendono la prima posizione, entrambi dati intorno ai 37 punti percentuali. La tendenza è però favorevole al secondo, che ha recuperato 15 punti dalle rilevazioni di marzo. Il terzo posto è conteso tra Fillon e Le Maire, ma a meno di colpi di scena è tra i primi due che si gioca la partita.

2-E i socialisti? Esistono ancora? Hanno qualche speranza?

Perchè non c’è una guida dei candidati per le primarie del Partito Socialista? Perché il partito è in forte crisi per le divisioni interne e per l’emorragia di voti alla sua sinistra. E quindi ufficialmente non abbiamo ancora i candidati.

Di questo parleremo meglio nelle prossime settimane, per adesso basta che sappiate che le primarie si terranno in gennaio (forse), e che le notizie sono poche e contraddittorie. Hollande è molto impopolare, al momento non ha chiarito se si candiderà o meno, non arriva al secondo turno in nessun sondaggio. Da questo dipende un’eventuale candidatura di Valls, il Primo Ministro: dopo mesi di voci sulle sue ambizioni presidenziali Valls ha dichiarato di sostenere il presidente. Se corre Hollande si farà da parte. I candidati che si sono dichiarati disponibili a partecipare per adesso sono cinque, tendenzialmente sconosciuti. L’unico politico di relativo peso che ha fatto capire di voler sfidare Hollande è Arnaud Montebourg che rappresenta l’ala sinistra del Partito, ma stenta nei sondaggi (come candidato socialista al primo turno delle presidenziali non supera il 10% in nessun sondaggio).

3-Calais, la Giungla e il nuovo muro anti migranti

Quello che sta succedendo a Calais inciderà fortemente sulla campagna elettorale, e anche di questo ci occuperemo nelle prossime settimane, perché sarà un argomento ricorrente. In breve, Calais è una piccola città nel nord della Francia, uno dei porti principali sull’Oceano Atlantico e quello da dove i treni e i bus entrano nel tunnel della Manica. Vicino Calais esiste da tempo una baraccopoli, anche detta “la Giungla”, formatasi dopo la chiusura del campo profughi di Sangatte e abitata dai migranti che cercano di raggiungere la Gran Bretagna. “La Giungla” si è sviluppata ai lati dell’autostrada attraversata dai TIR per entrare nel tunnel; a causa dei controlli di frontiera si formano lunghe code e i migranti cercano di approfittarne per salire di nascosto sui mezzi pesanti. Per evitarlo, Francia e Regno Unito si sono accordati per costruire un muro che protegga l’autostrada e impedisca il passaggio ai migranti. Al momento più di 10mila rifugiati sono ammassati in condizioni precarie intorno a Calais, e a breve si porrà la questione di dove collocarli. La proposta del governo è accoglierli su tutto il territorio nazionale, ma questa proposta ha due problemi: il primo è che una volta smantellato il campo ci vorrà poco perché se ne crei uno nuovo, il flusso di migranti che cerca di arrivare in Inghilterra è continuo, e quindi questo non risolverà il problema nel medio termine; il secondo è che per distribuire i migranti in tutti i comuni francesi bisogna convincere i sindaci, e il Front National ha già dichiarato che i suoi sindaci si rifiuteranno di farlo. 

4-“Au moment où vous devenez français, vos ancêtres ce sont les Gaulois”

Letteralmente vuol dire “appena diventate francesi, i vostri antenati sono i Galli”, e si riferisce evidentemente all’idea di assimilazione che ha portato avanti per un certo periodo la Francia rispetto agli immigrati. Chi viene in Francia diventa francese, non esiste identità possibile che non sia questa. La dichiarazione è stata molto criticata, sia da sinistra (il ministro dell’istruzione ha consigliato Sarkozy di rileggere i libri di storia) che dai repubblicani stessi. Juppé ha chiesto di non abbassare il livello del dibattito, Le Maire ha fatto notare che le sue origini (nonno pied-noir, nonna brasiliana), come quelle di Sarkozy, sono tutt’altro che galliche. Molti commentatori hanno sottolineato che questa dichiarazione non è casuale, Sarkozy non è uno stupido e ogni sua uscita è ponderata: sa a chi rivolgersi e ha una strategia precisa. L’ex presidente ha ben chiaro che in questo momento è candidato alle primarie del centro destra, non alle presidenziali. Si rivolge quindi a una parte dell’elettorato, e questo gli consente di osare di più su alcuni temi. I suoi obiettivi sono due:

1-Spingere Alain Juppé sempre più nel campo centrista e farlo spostare il più possibile su posizioni vicini a quelle della sinistra, in modo da attaccarlo con più efficacia. Juppé così rischia di essere il campione di una parte dell’elettorato certamente disposta a votarlo al secondo turno delle presidenziali, ma che alle primarie del centro destra sicuramente non parteciperà.

2-Cercare di orientare il dibattito su temi meno concreti e più adatti ad uno scontro verbale, arte in cui il l’ex presidente è molto abile. In più questo consentirebbe a Sarkozy di oscurare Marine Le Pen o comunque costringerla a prendere posizioni ancora più estreme (tranquilli, anche sulla strategia del Front National ci torniamo). La cosa per ora ha funzionato, è da martedì che in Francia non si parla d’altro.

Spero sia stato un buon inizio; a domenica prossima!

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Europa, Politica

Presidenziali 2017: c’est parti

Oggi sono state presentate le candidature per le primarie del partito di centro-destra Les Républicains. La campagna elettorale per le presidenziali è dunque ufficialmente iniziata. Ora, siccome le presidenziali del prossimo anno sono l’evento politico europeo più rilevante del 2017, ho deciso di seguirle per bene. Mi piacerebbe farlo aiutando a capire meglio la politica francese ai miei dieci lettori (ma su questo si può lavorare).

Dicevo, evento politico più rilevante dell’anno. È vero che si vota anche in Germania e a seconda di come andrà il referendum potremmo votare anche noi in Italia, ma al momento in nessun grande paese europeo c’è una possibilità (qualcuno direbbe un rischio) così concreta che un partito anti-europeo e nazionalista possa andare al potere.

Sono le prime presidenziali della storia della Repubblica Francese dove il  Front National si gioca davvero la partita: l’evento è unico e merita di essere raccontato per bene. È quello che proverò a fare.

Pubblicherò un post ogni settimana, la domenica mattina, così mi prendo un impegno pubblico e sarò costretto ad onorarlo. Si comincia il 25 settembre. Obiettivo 23 aprile 2017!

Ce n’est qu’un début.

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